La linea di San Michele
Tale linea retta nasce in Irlanda, attraversa l'Inghilterra la Francia l'Italia, la Grecia e termina in Palestina unendo in modo immaginario sette luoghi molto particolari in cui risiedono suggestivi santuari e monasteri dedicati all'Arcangelo.
Come spiega la ricercatrice Paola Giovetti autrice del libro La linea sacra di San Michele la linea di Michele diventa molto di più di un accattivante invito alla visita di bellissimi luoghi sacri da secoli e millenni. È l’occasione per una riscoperta della figura dell’angelo come “messaggero” tra cielo e terra, delle gerarchie angeliche come immutabili scansioni dell’ordine dei cieli, contrapposto al caos terreno.
Arcangelo Michele simbolo di forza
L'Arcangelo Michele è una figura presente in religioni differenti e culti popolari, carica di significato simbolico spirituale che dalle tradizioni più antiche è arrivato praticamente intatto fino al tempo presente.
Spiega Giovetti la spada di Michele, che non uccide e non ferisce, ma dirime il Bene dal Male, insegna che la vera forza è quella spirituale e che la meta prioritaria da perseguire è il salto di qualità della coscienza collettiva. Infatti la simbologia dell'Arcangelo Michele lo rappresenta nei valorosi che operano affinchè avvenga il trionfo della luce sulle tenebre, il trionfo del bene sul male. Lui che nel Giudizio Universale è il condottiero delle schiere angeliche contro Satana e gli angeli ribelli. Come sottolinea Giovetti San Michele è il guerriero di Dio, colui che ha vinto Lucifero e i suoi angeli ribelli, è il capo delle milizie celesti, è colui che suonerà la tromba nel giorno del giudizio e che ci verrà incontro quando il nostro tempo sulla terra sarà concluso.
Nella fede cristiana come anche nelle altre religioni abramitiche e in molte tradizioni popolari sono davvero tante le preghiere che invocano la sua protezione. Molteplici sono quindi le tradizioni che riconoscono Arcangelo Michele simbolo della vittoria del Bene sul Male, ed anche protettore della natura, taumaturgo e guida delle anime nell’aldilà.
Spiega l'autrice Paola Giovetti che a introdurre per la prima volta Michele nella Sacra Scrittura è l’arcangelo Gabriele che nel Libro di Daniele (12,1) dice: “E in quel tempo sorgerà Michele, il grande capo, il difensore dei figliuoli del tuo popolo…”. Michele appare quindi subito come l’angelo supremo, colui che riporta la vittoria del Bene sul Male.
Di Michele troviamo anche la descrizione, sempre nel libro di Daniele (10,5-6): “Alzai gli occhi e guardai, ed ecco un uomo vestito di lino, con ai fianchi una cintura d’oro di Ufaz: il suo corpo somigliava al topazio, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e le sue gambe somigliavano a bronzo lucente e il suono delle sue parole pareva il clamore di una moltitudine”.
Nel libro dell' Apocalisse 12,7-9, Michele è il capo degli angeli che combattono contro le forze del Male: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalsero e non vi fu più posto per loro nel cielo. E il grande capo, il serpente antico, colui che chiamiamo diavolo, o satana, e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli”. Proprio a questa lotta descritta nell'Apocalisse si riferisce il nome stesso di Michele, che significa Chi come Dio? il grido vittorioso dell’arcangelo nel cacciare l’avversario che aveva osato paragonarsi a Dio.
Nella sua opera l'autrice traccia la trama storica del culto di San Michele. Nell’apocrifo Storia di Giuseppe il falegname troviamo delineato il ruolo dell' arcangelo come guida delle anime nell’aldilà. Nell’ora della morte Giuseppe prega Dio di inviargli l’arcangelo Michele, spesso rappresentato nel duplice ruolo di angelo guerriero, raffigurato con la spada, e con la bilancia come guida delle anime di chi è trapassato.
Il culto di Michele era presente anche in Egitto e alla sua protezione erano affidate le acque del Nilo. A Costantinopoli Michele era venerato come capo degli angeli e taumaturgo, e l'imperatore Costantino aveva fatto erigere in città un grande tempio dedicato a Michele. Il tempio era stato chiamato Michelion e il popolo usava dormire al suo interno in attesa che l’arcangelo apparisse in sogno per propiziare la guarigione dalle malattie. La fama di Michele taumaturgo era presente in tutta l'area mediorientale, anche presso i copti.
Sette santuari allineati nella linea di San Michele
I santuari micaelici sono fortemente collegati ai pellegrinaggi. E' infatti possibile attraversare la misteriosa linea sacra ripercorrendo le località dove sorgono i monasteri e i santuari dedicati all'arcangelo. Le chiese di San Michele sono luoghi sacri incredibili. I sette templi da lui richiesti attraverso spettacolari apparizioni, sono collocati in luoghi elevati e nella natura incontaminata, a contatto con le forze primordiali della terra, su isole, sulla vetta di montagne, a picco sul mare, in suggestive grotte.
Sono luoghi speciali per la potenza spirituale, per la bellezza dei paesaggi e degli ambienti che li racchiudono sia per il carisma che sprigionano. Un affascinante percorso in sette tappe. Un pellegrinaggio che inizia nel nord europa e termina in medioriente, dall'Irlanda fino alla Palestina ma che sopratutto lega sette luoghi di culto antichissimi. Ovviamente i santuari dedicati a San Michele sono molti di più, ma sette sono annoverati nella linea immaginaria chiamata la linea sacra di San Michele:- Skellig Michael, situato in Irlanda, isolotto roccioso nella costa occidentale
- St Michael’s Mount in Cornovaglia (Inghilterra)
- Mont Saint Michel in Normandia (Francia)
- Sacra di San Michele in Piemonte, Val di Susa (Italia)
- Monte Sant’Angelo in Puglia, nel Gargano (Italia)
- Isola di Symi nel Dodecaneso (Grecia)
- Monastero di San Michele sul Monte Carmelo, ad Haifa (Palestina)
Quale il significato oggi del culto micaelico? Nella migliore delle ipotesi riusciamo a mantenere la quiete interiore e fra le mura domestiche. Ma se ci guardiamo attorno? Giovetti lo definisce un mondo che ha perso la rotta ed è in balia della tempesta. Allora quello dell'Arcangelo Michele è un invito preciso. Michele invita a una presa di coscienza, a un cambiamento radicale. L’arcangelo che domina senza violenza e senza sforzo può e deve essere un riferimento per ognuno di noi: egli ha in mano la spada ma col distacco di colui al quale è sufficiente mostrarla, e regge anche la bilancia, simbolo della giustizia e dell’equilibrio che devono regolare ogni azione.



