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Sai osservare il cielo notturno?

Sai osservare il cielo? Osservare il cielo notturno è come ascoltare il silenzio. L'universo vibra e sotto l'abbraccio della volta stellata percepisci di essere parte dell'infinito.
L'immensità del cielo di notte risveglia analogie con lo spirito umano e rinsalda un collegamento istintivo con le tradizioni arcaiche che quel cielo l'hanno preso a modello per prime.

La luna, le stelle e i pianeti, il loro brillare nello spazio infinito associa il ritmo degli uomini a quello cosmico. Gli antichi popoli allo scendere della notte si orientavano guardando in su, ma costellazioni e orbite dei pianeti venivano osservati anche per modulare il lavoro dei campi. Lassù il moto silenzioso procede ora come allora e il lento ruotare delle costellazioni continua a scandire il tempo.
Con il susseguirsi dello zodiaco la volta celeste si rispecchia a terra nella successione delle stagioni. I quattro momenti salienti dell'anno segnano le tappe del percorso apparente del Sole, al massimo della sua potenza nel solstizio estivo e al minimo nel solstizio invernale, in posizione intermedia nell'equinozio primaverile passando poi per l'equinozio autunnale i due momenti dell'anno in cui giorno e notte hanno pari durata.

Spiega Maria Grazia Lopardi in Quando gli antichi guardavo le stelle “nell’antichità che guardava il cielo si animano personaggi, miti che parlano di eroi e mostri, a rispecchiare l’inconscio delle creature umane (..) I Greci hanno elaborato il mito di Demetra e Persefone per giustificare la successione delle due stagioni fondamentali, quando la vita sembra morire e gli alberi tendono i loro rami nudi al cielo e quando invece la terra torna a coprirsi del bel manto verde che annuncia l’abbondanza dei raccolti e dei frutti”.

In tutte le era antiche che la storia conosce, l’umanità ha cercato di comprendere le leggi del cielo. Leggi che, narra Maurizio Ponticello ne I Pilastri dell'anno “sono state da sempre un enigma per sovrani e religiosi ancor prima che per matematici e astronomi i quali sono stati fin dal principio al loro fianco nel suggestivo compito dell’interpretazione dei segni stellari proiettati sul suolo del mondo.”
Se gli astri in cielo sono stati così importanti, la loro proiezione sulla terra suscita ancora meraviglia: in questo la cultura megalitica è un esempio importante disseminato su tutto il pianeta. I circoli di menhir confermano che in ere antichissime esistevano comunità agricole in possesso di avanzatissime conoscenze matematiche e in qualche modo capaci di realizzare misteriose costruzioni formate da enormi pietre allineate e autoreggenti.
Ma il mistero è davvero tutto qui? L'attesa di determinati momenti dell'anno svela come i megaliti siano in realtà osservatori astronomici, centri di potere spirituale, camere sepolcrali dove “con precisione millimetrica i raggi solari entrano illuminando interamente la lunga linea dei corridoi fino a rischiarare a giorno la tomba centrale.” E' la geometria megalitica che sta alla base dell' ingegneria astronomica, somma meravigliosa dei differenti corsi del Sole, della Luna e di tutta la mappa stellare.

Figlie di quelle misteriose costruzioni, rivela Lopardi, sono le chiese romaniche e le cattedrali gotiche, così perfette nell'espressione delle loro armoniose geometrie.
Dunque se gli astri esprimevano l’armonia, riprodurli a terra equivaleva a replicare quell’armonia.
Stupisce questa rivelazione? Eppure nell’antichità più remota come nel Medioevo, il luogo sacro viene scelto osservando e replicando le leggi del creato seguendo l'orientamento degli astri nei solstizi ed equinozi o altri momenti particolari dell'anno. In qualunque parte della Terra, sempre facendo scrupolosa attenzione a preservare il collegamento con i moti del cielo.
Alla base della creazione risuona il ritmo vibratorio degli astri e il riflesso terrestre dei movimenti astrali ha il compito di garantire il campo vibrazionale dei luoghi sacri.
I giorni non sono tutti uguali le antiche tradizioni questo lo sapevano bene, la potenza del campo energetico di questi luoghi varia durante l'anno.

Scrutare il passato remoto dell'umanità conferma che le stesse fondazioni delle città sono sempre state determinate da ispirazioni divine e dalla geometria sacra perché fossero funzionali ai fini contemplativi, cultuali e stellari.
“L’Augure romano ripartiva la Terra e il Cielo in regioni, osservava i segni, li interpretava riconoscendone le qualità e quella fetta di microcosmo diventava un tempio o un centro abitato, ovvero la rappresentazione della mappa celeste sulla superficie terrestre. I Romani e i Greci, quando passeggiavano per le strade urbane, sapevano che incamminandosi per il cardo stavano percorrendo l’asse solare e che, mentre procedevano invece per il decumano, seguivano il corso dell’astro luminoso che aveva tracciato la via. Percorrendo una strada oggi non potremmo indicare dove siamo, l'orientamento è confuso tra edifici cresciuti senza una guida luminosa.”
Città zodiaco le definisce Ponticello, centimetro per centimetro città sacre unite da una corda spirituale che collegava il centro del mondo terreno all’universo, il microcosmo al macrocosmo.

Oggi cosa resta?
La consapevolezza latita per tante persone che oggi sembrano ignorare di essere parte di un tutto.
La natura può insegnarci più dei libri, ricorda con ardore Lopardi nelle parole di Bernardo di Chiaravalle. E in effetti osservando il cielo notturno torniamo un po' a quell'umanità
dotata di meno pretese e più disposizione all'ascolto, pronta a risuonare con la natura e scoprire quello che il cielo stellato non ha mai smesso di trasmettere.

 

 

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