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Gialal Al-Din Rumi Il poeta persiano dell'amore universale

Colella
Di Rumi il poeta persiano molti conoscono le frasi e gli aforismi.
A chi ha saputo illuminare la notte basta un soffio per accendere il cuore degli uomini.
In verità conoscere la vita e l'opera di Gialal al-Din Rumi rivela l'universo
mistico dell'illuminato e la profondità dell'impronta lasciata dal suo passaggio.
Chi accoglie le frasi e le poesie di Rumi apre il cuore all'amore supremo
che fa vibrare le corde dell'Universo.
E con l'infinito impara a dialogare.

È vero, come scrive Giuliana Colella nel libro Rumi dialogo con l'Universo
accogliere le frasi di Rumi è un'esperienza che cambia la vita.
Nel XIII secolo il poeta scrive agli uomini del suo tempo ma ancora
le sue parole risuonano come sublime fonte di ispirazione per le generazioni del terzo millennio.
Per conoscere meglio Rumi e il suo messaggio abbiamo intervistato l'autrice Giuliana Colella.


Chi è Jalal al-Din Rumi?
Rumi è un mistico e un poeta persiano del XIII secolo, nato nel 1207 vicino Balkh, 
antica città della Via della seta, oggi in  Afghanistan, allora nell’area di influenza persiana, 
da una nobile famiglia di mistici sufi.

È possibile tracciare alcuni aspetti principali della sua vita e del suo pensiero?
Come San Francesco per noi occidentali, egli ha segnato un profondo rinnovamento 
nel mondo islamico, divenendo nel tempo un punto di incontro tra Oriente e Occidente.
È da molti considerato non solo un poeta ma anche un profeta.
La sua opera principale il Mathnawi, per i suoi seguaci, è un nuovo Corano, 
un capolavoro assoluto del misticismo universale e della letteratura persiana.
Ha scoperto in se stesso la via di accesso ai mondi spirituali superiori e ha
avuto la capacità di spiegare in poesia il modo per raggiungerli.

Esistono aspetti della spiritualità di Rumi che si avvicinano o che possiamo
ritrovare anche in altre tradizioni, filosofie e religioni? 

Molti sono gli aspetti che avvicinano Rumi ad altre religioni.  
Egli ama tutte le religioni ma tutte le trascende.
Si è liberato dalla schiavitù dei i dogmi e dei concetti a favore del “sentire”, 
e dell’esperienza diretta dell’amore di Dio nel cuore.
La via di Rumi è la via della libertà spirituale e, come Gesù, afferma:
il vero tempio non sono le chiese ma il nostro cuore. 
È un tempio di musica e versi – egli scrive – è un tempio vibrazionale,
nel quale la preghiera nasce dall’ascolto interiore.
Rispetta e ama tutte le scritture, in particolare il Corano, ma ne ha trasceso l’aspetto letterale.
I testi sacri possono essere letti a vari livelli, e il livello a cui ci chiama Rumi è 
quello dell’ascolto della Voce del silenzio nel cuore.
Lo Spirito divino, celebrato da tutte le religioni con nomi diversi, è un’energia, 
una vibrazione che risuona, in particolare, a contatto con la natura; non è una nozione, 
è una realtà energetica che possiamo percepire, se abbandoniamo la mente 
e ci apriamo al sentire del cuore.
Come San Francesco rinnova il cristianesimo, Rumi rivitalizza l’Islam mettendo al centro l’amore.
L’amore è Dio. Tutto sta insieme grazie all’amore.
Se vi è distruzione e caos, quella distruzione e caos sono il mezzo affinché possiamo 
riconoscere l’armonia e l’amore. Reincarnazione, evoluzione e karma sono alla base 
del suo pensiero e quindi vi è più sintonia con le religioni orientali, in particolare il buddhismo.

Sin da giovanissimo ha viaggiato in lungo e largo per il Medio Oriente, attraversando 
molte regioni e percorrendo più volte la Via della seta:
un’ambientazione magica e affascinante. Quanto ha contribuito nella vita del poeta?

Certamente moltissimo.
Tra i cinque e gli undici anni Rumi, insieme alla sua famiglia ha già percorso
migliaia di chilometri, a dorso di cammello, sulle strade della Via della seta.
Con i genitori andò in pellegrinaggio alla Mecca, a 4500 chilometri di distanza da Balkh, 
durante il quale visitò Samarcanda, in Uzbekistan, Nishapur, in Khorosan,  Baghdad, Kufa, 
in Iraq, e dopo sulla via del ritorno visitò Damasco, ora in Siria e poi Malatya e Sivas in Turchia.
Dopo il trasferimento della famiglia in Turchia avvenuto nel 1219, sostò per quattro anni 
ad Aksehir e per sette a Larendeh che oggi si chiama Karaman, 
prima di trasferirsi definitivamente a Konia.
Durante le soste nei caravanserragli, le carovane venivano ospitate gratuitamente 
per tre giorni e lì viandanti, studiosi e pellegrini, d’ogni nazionalità e religione,
si scambiavano, oltre alle merci, idee e culture diverse.
Molti erano i sufi peregrinanti nella mistica Cerca (viaggio alla ricerca della conoscenza e del divino).
Il viaggio è metafora della vita: la necessità di appellarsi al Divino per
affrontare gli imprevisti e il vuoto del non conosciuto, oltre agli incredibili
scambi culturali dovuti agli incontri, in ambito sufi, di mistici e letterati;
(vedi per esempio  l’incontro con il maestro sufi Ibn al – ‘Arabi, a Damasco)
ha fornito  al poeta l’esperienza diretta del dialogo con l’Universo che l’uomo
può instaurare se si apre all’ascolto interiore.
 

L’incontro tra il Maestro Shams i Tabriz e Rumi, e anche l’abbandono di questo, 
sono avvolti da un’aura mistica, dove la verità si mescola alla parabola. 
Quello che è certo è che, grazie al Maestro, Rumi arriva ad una
nuova conoscenza di se stesso e del mondo?

Rumi attraverso l’incontro con Shams, realizza la coscienza della propria divinità.
Si rende conto quasi subito di trovarsi di fronte ad una realtà completamente 
diversa da quelle conosciute prima.
Shams non è un maestro come gli altri, è un risvegliato alla coscienza divina
ventiquattro ore al giorno.
Dal punto di vista fisico, è come tutti noi, ma dal punto di vista spirituale ha
raggiunto la consapevolezza della coscienza divina e come tale è maestro interiore ed esteriore.
Egli incarna l’essenza divina, quello Spirito divino (o Spirito Santo) che fluisce 
dall’Oceano di amore e misericordia, quell’Oceano di Luce e suono, che Dante
chiama Empireo e Platone Iperuranio.
E’ la Forza della vita che tiene unite tutte le cose, è l’espressione dello Spirito di Dio 
che è sempre con noi, è la manifestazione in forma umana della Parola vivente; 
è il datore di Luce; è il più alto stato di coscienza in forma umana che si manifesta sulla terra.
Ciò gli permette di essere consapevole di ogni atomo dell’universo e di essere presente
nella coscienza di una foglia, come in quella di ogni essere vivente, qui sulla terra e
in ogni parte dell’intero universo fisico, come negli altri universi spirituali superiori.  
Ha svelato a Rumi i segreti del viaggio dell’anima, attraverso il quale, in piena coscienza, 
si possono varcare i confini del mondo sensibile e muoversi negli infiniti universi di Dio, 
dove è possibile incontrare i maestri e altre anime in viaggio, nei meravigliosi Templi
 della Saggezza d’oro, degli universi spirituali superiori.   
(Testimonianze dell’esistenza di questi Templi nei mondi  interiori, di questi luminosi 
luoghi vibrazionali, si trovano nel sentiero di  Eckankar, ma anche in molti altri orientali.
Ne parla per esempio Paramahansa Yogananda,  ne parlano i maestri Sikh  e tanti altri…).

Le caratteristiche umane e spirituali di Shams sono bene espresse nella
poesia di Rumi intitolata L’Uomo di Dio nella traduzione di Bausani.
Shams è l’Uomo di Dio, che indica la strada ma non la percorre al nostro posto.
Egli mostra come aprirsi alla Luce e al Suono divini, presenti in noi, in quanto anime, 
per essere a nostra volta trasportati negli universi spirituali superiori,
dove possiamo raccogliere quella saggezza e quelle indicazioni che ci permettono
un processo di purificazione-trasformazione, fino ad arrivare prima alla
realizzazione della coscienza del sé, poi, a nostra volta, alla realizzazione della coscienza divina.
Il maestro è un fratello più grande che permette al discepolo di
riconoscere in se stesso la propria divinità.

E quando parla di maestro interiore, esattamente Rumi a cosa si riferisce?
Il maestro interiore è la Luce divina nel nostro cuore, presente in ognuno di noi
ma che solo ad un certo momento del processo di sviluppo interiore si manifesta alla coscienza. 
Ognuno di noi lo può vedere sottoforma del maestro al quale,
per cultura e tradizione, è più legato.
 Per esempio molti lo vedono con il volto di Gesù, oppure sottoforma di
un angelo custode, oppure sotto forma di Luce e Suono, o come una luce
che può essere blu o bianca o sottoforma di una stella luminosa a sei punte. 
Molti altri lo possono vedere come Buddha o come uno dei  Maestri Vairagi. 
Il maestro, avendo realizzato la coscienza divina, diventa una matrice, 
una porta sulla Luce divina per coloro che entrano vibrazionalmente nella sua sfera d’influenza.
Si dice che quando l’allievo è pronto, il maestro appaia.
Noi possiamo parlare con il maestro interiore e chiedergli di divenire
consapevoli della sua presenza in noi, dandoci delle prove che ci stia ascoltando.
Possiamo sperimentare, attraverso opportuni esercizi spirituali molto semplici, 
quanto in realtà siamo amati e ascoltati da Dio attraverso il canale del maestro interiore.
 Non tutti i maestri esteriori hanno la possibilità di essere
contemporaneamente anche maestro interiore.
È una condizione di coscienza che si ottiene ad un certo grado di sviluppo e 
realizzazione della coscienza spirituale.
Ma noi tutti, in quanto anime, cioè parte della Luce divina, abbiamo la
possibilità di aprirci a questa realtà vibrazionale, che ci mette in contatto
con il Creatore dell’universo e l’universo stesso.
È una possibilità grandiosa che ognuno di noi, se lo desidera ardentemente, può sperimentare.
Rumi scrive i suoi ottantamila versi per invitarci a conoscere questa realtà, 
da sempre presente in noi. 
Per connettersi vibrazionalmente con essa Rumi ci invita al canto del suono HU, 
un antico nome di Dio ma anche il Suono che ha creato l’universo e insieme
è il suono del nostro respiro, è il suono dell’anima.
Si dice che Dio soffiò l’anima nel corpo; quel soffio divino è la nostra essenza divina. 
Cantare il suono HU ci riconnette con essa ed entriamo in risonanza con noi stessi, 
la nostra vera essenza e con ciò che sostiene la Vita nell’universo.
Cantando questo Suono si modifica progressivamente il livello della
nostra coscienza e noi sperimentiamo una costante progressiva espansione.
 

Rumi come maestro sufi è anche il fondatore dei dervishi rotanti.
Come arriva a questa danza sacra?
Ci spiega le caratteristiche fondamentali della Samà, la danza rituale in tondo
?
Tutto nell’universo ruota e tutto è vibrazione, tutto è energia di luce e suono.
La leggenda narra che dopo la morte di Shams, in preda al dolore e allo sconforto, 
Rumi attraversando la piazza del mercato, udisse il suono di orafi che battevano 
l’oro per forgiarlo, o forse di fabbri che battevano il ferro, e iniziasse a danzare, 
ruotando vorticosamente da destra verso sinistra, mantenendo il braccio destro alzato, 
quasi a raccogliere dal cielo l’energia spirituale e il braccio sinistro rivolto verso il terreno,
quasi a volerla distribuire qui sul piano fisico.
Si dice che abbia danzato per 48 ore consecutive e da
quella danza scaturisse la danza dei dervishi rotanti.
La parola Samà significa ascolto. Attraverso il ritmico girare su se stesso
il Samazaen abbandona la mente, ed entra in sintonia con il suono e
la luce dell’universo, e quindi con il Divino.
Alla fine della danza sacra viene intonato il canto dell’antico nome di Dio, 
Hu, che scaturisce dall’interno del danzatore stesso.
Secondo i Sufi, vi è una corrente sonora di vita, in parte udibile in parte non udibile, 
che pervade l’universo intero, a causa della quale vi è corrispondenza tra
macrocosmo e microcosmo: dal suo equilibrio si generano un suono e una danza universali.
Già nell’Egitto del IX secolo era conosciuta presso i sufi una danza rotante.
Ed è presente, come danza sacra, in molti paesi e culture della Via della seta.
La cerimonia dei dervishi mevleni è una preghiera, che segue un preciso 
rituale simbolico, mentre le danze in cerchio che s’incontrano oggi in Europa e 
in America sono rivisitazioni delle danze sacre iraniane.
Comunque le danze in cerchio affondano le radici nella notte dei tempi e sono 
presenti in molte culture orientali della Via della seta, dalla Turchia all’India.


 Il poema Mathnawî si apre con una lunga introduzione incentrata sul ney, il flauto di canna.
Qual è l'importanza della musica nelle liriche di Rumi?

 Gli stati coscienza si manifestano come vibrazione, quindi come musica e suono.
La poesia è tale perché esprime un ritmo, una musicalità.
In area iranica e turca in modo particolare il canto, la musica e la poesia sono da sempre interconnesse.
 Ciò che non può essere espresso in parole, lo si può esprimere in musica.
L’armonia musicale, fin dagli albori ha espresso e portato qui sulla terra dai 
mondi invisibili, la parola divina.
 Il flauto di canna, il ney, è uno degli strumenti più antichi del mondo, ed esprime 
con dolente intensità la  nostalgia dell’anima che anela a ricongiungersi all’Amato
e a tornare a Dio, ma è anche è il suono stesso della
corrente sonora che pervade l’universo, il suono Hu. 
 Il flauto di Krishna rappresenta questo suono.  
E’ il flauto di Dio: seguendo quel suono l’anima ritrova la via di casa.
 Il proemio del Mathnawi, con mirabile sintesi, esprime lo stato di
separazione dell’anima, imprigionata nella condizione umana, e del suo
lungo viaggio verso il risveglio, il risveglio all’essenza del Tutto, pura Vibrazione.
Anche il poeta persiano Hafez lo ode e così si esprime: io non so quanto
sia lontana  la destinazione, ma so che da lontano una musica arriva ai miei orecchi.

Sogni e mondo ultrasensibile. Rumi parla dei sogni e dello stato di sospensione 
del pensiero cosciente come un momento molto reale, a differenza dell’ingannevole 
e illusorio mondo fisico. Ci accompagna in questo aspetto del pensiero di Rumi?

 Il mondo dei sogni è molto importante per Rumi.
La vita che si sperimenta in essi è reale: essi sono ricordi di stati di coscienza e 
d’esperienze di vita in altre dimensioni, dalle quali si può attingere esperienza e conoscenza.
Ancora una volta Rumi ci invita ad abbandonare la mente e ad
avventurarci nell’ultrasensibile, con fiducia.
L’invisibile è molto più vasto ed importante del visibile.
Ci invita a fare un passo senza piedi, a considerare invisibile questo mondo, 
a non curarsi di ciò che appare all’io, a vedere oltre il vedere stesso,
ad arrivare a sentire dentro il petto.
Il maestro interiore, attraverso i sogni, può dare delle indicazioni su come
risolvere il karma, su come acquisire un maggiore comprensione spirituale
e su come favorire il processo di purificazione.
Attraverso i sogni si possono ricordare scene di vite passate, oppure ricordare 
i viaggi dell’anima in altre dimensioni.
Nella mente vi è però un censore che cerca di impedire il ricordo delle esperienze oniriche.
Per superare le barriere poste dal censore, occorre fare degli esercizi spirituali.
Il canto o l’ascolto del suono Hu alcuni minuti prima di dormire
può favorire il ricordo dei sogni al mattino.
 
Molti conoscono il poeta per le frasi e gli aforismi ma il suo messaggio 
non si ferma a pochi versi.
In qualche modo oggi l'umanità sta riscoprendo il messaggio di Rumi?

Sicuramente sì. In America, grazie al lavoro del poeta Coleman Barks, suo
geniale interprete, Rumi è diventato il poeta più letto.
Oggi gli uomini hanno bisogno più che mai di tali testimonianze:
la testimonianza di chi ha scoperto in se stesso la fonte di ogni bene, 
e con esso, il senso profondo del esserci.
 

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