Alimentazione e endometriosi
In Italia sono almeno tre milioni le donne che convivono con una diagnosi conclamata. Circa il 15% è in età riproduttiva. Dall’inizio dei sintomi alla prognosi ufficiale passano in media 9 anni. Di cosa stiamo parlando?
Si chiama endometriosi e la sua definizione è presenza di endometrio all’esterno dell’utero e può interessare la donna già alla prima mestruazione (menarca) e accompagnarla fino alla menopausa.
Spiegata in questo modo, con la definizione ufficiale del Ministero della salute, l'endometriosi sembra quasi una patologia facile da descrivere e semplice da affrontare. Invece le cose non stanno proprio così.
Certo è che esiste una stretta connessione tra endometriosi e alimentazione. Le scelte alimentari influenzano direttamente i sintomi della malattia e chi ne è affetta dovrebbe porre attenzione modificando alcune abitudini nella propria dieta.
Sai perché questo accade? Esistono disturbi molto vari che hanno un unico filo conduttore: il processo infiammatorio. Eppure quello che mangi fa la differenza, te lo hanno mai detto? La strada per una diagnosi a volte è lunga ma una cosa è certa, le giuste scelte alimentari possono abbassare il livello infiammatorio del tuo organismo e lenire i sintomi di molte patologie. Questo succede nell'endometriosi, malattia ancora oggi difficile da diagnosticare che può migliorare attraverso una dieta specifica. Spesso si tratta di cambiare drasticamente abitudini alimentari, perchè anche quando pensi di nutrirti in modo sano potresti essere inconsapevole della portata infiammatoria di alcuni cibi che siamo abituati a mettere nel piatto tutti i giorni. Oppure manca attenzione al tipo di cottura, sempre per abitudine. Anche perché diciamolo, si fa presto ad avere preferenze adagiandosi semplicemente sul gusto.
Ti sembra impossibile vero? Quando l'alimento è genuino, magari scelto anche tra una selezione di cibi bio o autoprodotti, pensiamo che questi ci faranno bene e saranno un nutrimento prezioso. Invece non è sempre così, gli alimenti anche quando provengono da un ambiente sano, contengono sostanze infiammatorie e hanno un peso negativo sulla salute. La buona notizia però è dietro l'angolo. Esistono cibi proinfiammatori, ma esistono anche cibi capaci di ridurre l'infiammazione. Per questo è importante conoscere questo aspetto degli alimenti e fare scelte che aiutano il corpo aumentando nella dieta il consumo di cibi che abbassano l'infiammazione.
Questo accade perché vitamine e sali minerali sono alla base delle reazioni chimiche dell' organismo, nutrienti che hanno un ruolo fondamentale nella produzione di ormoni, in tutti i processi metabolici e nel ricambio cellulare. L'organismo è fortemente influenzato da quello che mangi e lo stato di salute è direttamente correlato alla qualità del cibo ingerito. Solo che molto più spesso il cibo viene considerato solo per le calorie contenute, all'interno di un discorso meramente legato a ciò che fa ingrassare o dimagrire. Non ci credi? Pensaci bene, scegliere un alimento perché non fa ingrassare è la cosa che facciamo più spesso. Ma considerare il cibo solo per le calorie assunte invece di considerare i nutrienti che ingeriamo con esso rende la dieta povera di elementi base per l'organismo.
Prendiamo il caso dell'alimentazione per l'endometriosi. Come spiega la biologa nutrizionista Assunta Iannella autrice del manuale Endometriosi e alimentazione, non ci sono cure definitive per guarire dall’endometriosi poiché la patologia comporta l’alterazione del sistema immunitario, l’alterazione del patrimonio genetico e lo squilibrio ormonale. Tuttavia, attraverso l’alimentazione, è possibile ridurre molti sintomi, primo tra tutti il dolore. Sì, proprio il dolore.
Sebbene il dottor Thomas Cullen nel lontano 1920 abbia descritto il quadro morfologico di endometriosi e adenomiosi, ancora oggi è difficile diagnosticare la presenza di endometrio al di fuori della cavità uterina. Difficile proprio a causa del dolore nella zona addominale e ai crampi addominali e pelvici che corrispondono anche a diverse altre patologie assieme a pancia gonfia, difficoltà digestive, stanchezza cronica. I medici spesso non comprendono la fonte del problema perché ulcera allo stomaco, intestino irritabile, cistiti e vulvodinia hanno sintomi simili.
Secondo te cosa succede in questi casi? Quando non si capisce da dove arriva il dolore, la tendenza è etichettare il disturbo come psicosomatico. E' una risposta molto sbrigativa che sollecita frustrazione nella paziente. In più si allungano i tempi della diagnosi vera, magari passando da un medico all'altro.
La verità? L'endometriosi non è una malattia psicosomatica, e molte ricerche segnalano oggi come il problema sia correlato anche all'alimentazione.
Come spiega Iannella, vitamine e sali minerali sono essenziali per la riduzione dello stress ossidativo, considerato una delle cause della malattia. Confrontando un gruppo di donne affette da endometriosi con un campione pilota, è stato osservato che le donne con endometriosi avevano carenza di vitamina A, C, E, zinco e rame. Ricerche successive sulla patologia hanno evidenziato come la carenza di magnesio sia anch'essa direttamente coinvolta nei processi metabolici che aggravano l'infiammazione sistemica nella donna affetta da endometriosi.
Allora, che fare? Tra interventi clinici, dolore, possibilità personali e professionali perdute, si tratta di una patologia che può abbassare drammaticamente la qualità della vita. Poiché è stata riscontrata l’interazione tra alimentazione e infiammazione dell’organismo, allora meglio seguire una dieta per l'endometriosi e eliminare cibi potenzialmente infiammatori. Oltre ad abbassare l'infiammazione sistemica dell'organismo, queste modifiche alimentari portano generalmente a ridurre la produzione di estrogeni, un beneficio per chi soffre di endometriosi ma un toccasana anche per altre patologie.
In generale i cibi potenzialmente infiammatori da ridurre sono i prodotti di origine animale soprattutto confezionati o conservati, latticini, pane e pasta da grano raffinato e altri cereali ricchi di glutine, prodotti raffinati e confezionati.
Andrebbe invece aumentato il consumo di frutta secca e pesce azzurro, fibre vegetali come frutta, verdura, cereali integrali in chicco, legumi. Sì al miele biologico reperito attraverso produttori di fiducia. Da evitare completamente gli zuccheri, contenuti anche in molte bevande pronte e cibi confezionati, e alimenti ad alto contenuto di estrogeni come la soia.
Anche la modalità di cottura ha la sua importanza: in un regime alimentare pensato per abbassare il livello dell'infiammazione è bene optare per la cottura a vapore ed evitare le fritture.
I benefici? Possono essere tanti come la riduzione dei dolori, il miglioramento dello stato infiammatorio e della digestione, la diminuzione del gonfiore addominale e un generale bilanciamento ormonale. Cosa resta da mangiare? Tantissimo, con la scelta di ricette creative e accattivanti che ti faranno apprezzare il cambio di abitudini.
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