La luce nascosta dell'ombra, intervista a Gabriele Rosemarie Paulsen
Conscio e inconscio, luce e ombra. Due aspetti spesso vissuti come antagonisti o come lati della stessa medaglia. Che sia proprio così? In luce mettiamo ciò che manifestiamo apertamente agli altri e a noi stessi, nell'ombra finisce invece il lato buio della personalità. Ti sembra poco? Nell'ombra metti tutto quello che la coscienza non ti autorizza a tirare fuori. Ed è molto più di quello che credi. Già, perché la parte ombra resta nascosta, celata al mondo esteriore ma anche alla tua parte conscia. Però l'ombra è sempre presente e pronta in qualche modo a creare attrito e scompiglio. Eppure luce e ombra fanno parte l'una dell'altra.
Il primo a parlare del concetto di Ombra è Carl Gustav Jung, padre della psicologia del profondo. Jung usa l'Ombra come concetto figurativo della psicologia analitica: ogni essere umano possiede componenti oscure, vissute senza essere riconosciute. All’Ombra appartengono aspetti che l’Io rifiuta, come esternare rabbia o gelosia, in generale tutto ciò che l'individuo stesso o il contesto in cui vive classifica come negativo. Il contrasto tra Ombra e lato conscio crea forti tensioni interiori. Un conflitto generato tra il bisogno di essere autentici e l'esigenza di corrispondere all'ideale che a cui aneliamo. Solitamente questo conflitto si scatena perché ci adeguiamo ad un determinato ruolo o contesto oppure semplicemente perché pensiamo che “sia giusto così”. In questo senso l'Ombra rappresenta tutti gli elementi di sé in collisione con l'immagine che si desidera per se stessi o che si vuole trasmettere agli altri. Hai presente la moglie e madre devota che scoppia in preda ad un attacco isterico o il compassato direttore di banca che esplode in una collera infinita per un'inezia? Di esempi quotidiani possiamo averne davvero tanti e i modi in cui l'ombra crea attrito possono essere molti. Nella migliore delle ipotesi ti sarà capitato di essere testimone di comportamenti e reazioni strane o esagerate, nella peggiore delle ipotesi la reazione strana l'hai avuta tu.
Del lavoro sull'ombra, complesso ma di grande risoluzione interiore quando affrontato in modo corretto, ci parla Gabriele Rosemarie Paulsen, autrice del saggio La luce nascosta dell'ombra che ringraziamo per la gentile intervista.
Confrontarsi con la propria anima è un processo complesso ma ognuno di noi è fatto di Luce e Ombra, perché è così difficile riconoscere il proprio lato oscuro?
Riconoscere il proprio lato oscuro è così difficile perché implica un atto di verità verso se stessi. Significa guardarsi senza più maschere. Fin da piccoli siamo educati a identificarci con ciò che è "accettabile", "buono", "giusto", mentre tutto ciò che disturba questa immagine viene relegato nell'invisibile. L'ombra custodisce tutto ciò che abbiamo imparato a non essere e che abbiamo escluso, spesso senza accorgersene, per poter essere amati, riconosciuti, integrati nel mondo.
Ma ciò che escludiamo non scompare: resta vivo dentro di noi, in attesa di essere visto. Confrontarsi con il proprio lato oscuro significa rinunciare a un'identità parziale, a un'immagine con cui ci siamo protetti, per accedere a un'identità più autentica. È un incontro nudo ed essenziale, un passaggio dalla sicurezza dell'immagine alla verità dell'essere e ogni verità profonda, quando chiama, chiede molta forza d'animo.
Nel libro scrive “Ci vuole coraggio a lasciare la superficie per viaggiare nella notte interiore di se stessi e incontrare le parti non amate, gli spettri e i mostri nascosti nei meandri profondi, mentre risulta molto più facile collocarli nel mondo circostante, tra i tanti nemici che giudichiamo e cerchiamo di sconfiggere”. Quando parliamo di lato nascosto, che preferiamo non vedere, ci rivolgiamo sempre a qualcosa di negativo?
No, ed è uno degli equivoci più profondi. L'ombra non è il contrario della luce, ma il suo completamento. Quando parliamo di ombra non parliamo di ciò che è oscuro in senso negativo, ma di ciò che è stato rimosso, di semi rimasti in attesa. Del resto, in essa vivono anche qualità preziose inespresse: sensibilità, forza, creatività, autostima, autenticità. Il problema non è l'ombra in sé, ma la relazione con essa. Ciò che non vediamo o vogliamo vedere, agisce in modo inconsapevole mentre ciò che riconosciamo può essere trasformato. E anche ogni aspetto valutato come negativo alberga in sé un lato di luce. Quando iniziamo a guardare l'ombra con più apertura, cambia forma e può diventare risorsa. Il lavoro con gli archetipi astrologici nella sua funzione più nobile, permette di fare esattamente questo passaggio: decodificare e trasmutare contenuti inconsci.
Quanto pesano il giudizio sociale o i modelli educativi nella non accettazione delle proprie zone d'ombra?
Hanno un peso grande. La costruzione d'ombra è legata anche all'educazione ricevuta e al contesto culturale in cui si vive. Ogni gruppo di appartenenza – la famiglia d'origine, la religione, l'ambiente scolastico e universitario, il mondo del lavoro, il gruppo di amici – definisce ciò che è accettabile e ciò che non lo è e si interiorizzano i criteri per poter farne parte. Impariamo a dimostrarci in un determinato modo, scegliamo il gesto giusto, la parola giusta, la forma giusta e nel farlo, inevitabilmente, lasciamo indietro qualcosa. Costruiamo un'immagine di noi che contiene solo parte della verità di ciò che siamo. E tutto ciò che viene represso diventa parte dell'inconscio. Il lavoro interiore sull'ombra è un lento disfare di modelli non autentici e diventa un atto di liberazione che ci porta al di là dei condizionamenti (auto)-imposti.
Nel libro afferma che non esiste una realtà oggettiva: ogni realtà è sempre soggettiva e anche nel mondo si incontra sempre solo se stessi. Ciò che non ci piace negli altri spesso è una parte di noi che non accogliamo?
Sì, il mondo è sempre uno specchio di ciò che ancora non riusciamo a vedere di noi stessi. Soprattutto ciò che ci irrita, ci disturba, ci accende emotivamente e anche ciò che ammiriamo molto in un altro, è una nostra risonanza, un'eco di noi stessi, un elemento che desidera essere elaborato dentro di noi. Il mondo esterno non è separato da noi, ma un campo di riflessione di ciò che diversamente non riusciamo a vedere. Ogni volta che qualcosa di un altro ci tocca, siamo invitati a fermarci e a chiederci: "Dove vive questa cosa anche in me?”. L'incontro con l'altro diventa così un'occasione di conoscenza di sé. Ogni relazione è sempre anche un invito di integrazione e offre l'occasione di ritornare a sé.
Perché tutti gli approcci che lavorano con l’inconscio devono la loro efficacia alla permeabilità del subconscio?
Perché il subconscio è una soglia, un varco tra conscio e inconscio, dove il visibile e l'invisibile si sfiorano. Non è una struttura rigida, ma permeabile da entrambi i lati che permette a immagini, simboli, emozioni e intuizioni di affiorare come messaggi da una profondità più vasta, per dialogare con noi. Tutti i percorsi che lavorano sull'inconscio, in modi diversi, si basano su questa possibilità di accesso. Nel mio lavoro ho imparato a sostare in questo spazio, ad ascoltarlo senza sforzarlo. È lì che il dialogo con la nostra ombra diventa possibile.
Dai tempi di Jung alla società di oggi, è cambiato/sta cambiando qualcosa riguardo ai modi in cui percepiamo le nostre parti ombra e luce?
Oggi si parla molto di crescita personale, consapevolezza, lavoro su di sé. C'è una maggiore apertura verso il mondo interiore rispetto al passato e abbiamo una più grande possibilità di spostare la nostra attenzione dalle necessità del mondo materiale all'elemento spirituale. Tuttavia, spesso questa apertura resta superficiale o orientata al miglioramento dell'immagine e della propria vita più che alla trasformazione profonda, che è silenziosa e mai spettacolare. Il pensiero di Jung o di esoteristi come lo psicologo tedesco Thorwald Dethlefsen ha aperto una porta, ma attraversarla richiede un impegno reale. La via verso la luce non è facile ma molto impegnativa e richiede tempo, presenza, sincerità. La vera differenza non è parlare o leggere dell'ombra, ma incontrarla davvero e questo, ieri come oggi, resta un passaggio essenziale. Il lavoro sull'ombra chiede di attraversarci per migliorarci.
L’Ombra esiste, determina in gran parte il nostro agire, ma non la conosciamo. Nel suo libro elabora un percorso attraverso la Filosofia Ermetica e l'Astrosofia Ermetica: come ci vengono incontro questi archetipi astrologici?
Lo zodiaco è un'allegoria del creato e i suoi dodici archetipi astrologici, inseriti nella cornice dell'antica Filosofia Ermetica e delle sette Leggi Universali, offrono una mappa simbolica dell'esistenza e dell'essere umano. Non si tratta di concetti astratti, bensì di forze originarie e viventi, che operano tanto dentro quanto fuori di noi.
Attraverso la loro chiave simbolica possiamo decodificare le nostre vicissitudini, che si rivelano sempre come riflessi delle parti inconsce del nostro mondo interiore, altrimenti difficilmente accessibile senza lo specchio della realtà esterna. Sono proprio le esperienze di vita, soprattutto quelle più impegnative, a svelare le dinamiche inconsce che chiedono di essere riconosciute e integrate e in questo processo, gli archetipi astrologici si configurano come uno strumento prezioso di interpretazione. Il pensiero verticale e analogico della Filosofia Ermetica indica inoltre la via per trasmutare ciò che inizialmente si manifesta in forma densa, conducendolo verso un'espressione più sottile, consapevole e redenta.
Riconoscere e trasformare i contenuti d'ombra con l'ausilio degli archetipi astrologici significa intraprendere un percorso evolutivo capace di integrare e ampliare la nostra coscienza.
Perché oggi sentiamo spesso paragonare l'evoluzione interiore al progresso? Qual è la differenza?
Il progresso è esteriore, lineare, misurabile. Appartiene al mondo del fare, al produrre, orientato all'andare avanti. L'evoluzione interiore è un movimento diverso, è intimo, circolare, spesso invisibile e si muove come una spirale che ritorna, ogni volta più in profondità. Non riguarda ciò che accumuliamo o raggiungiamo, ma ciò che integriamo. Si può progredire molto a livello intellettuale e/o materiale senza evolvere interiormente. L'evoluzione interiore richiede consapevolezza e attraversamento degli aspetti d'ombra; è un togliere strati, una trasformazione dell'essere fino a incontrare l'essenziale. In questo senso non è qualcosa che si misura o si conquista, ma qualcosa che si riconosce, nel modo in cui iniziamo ad abitare noi stessi con più onesta presenza e meno distanza.



