La tradizione Romana
Categorie: Edizioni Mediterranee, Filosofia e Tradizionalismo, Roma
Collana: Edizioni Mediterranee - Orizzonti dello Spirito
| Guido De Giorgio | |
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(1890-1957) è stato definito il «miglior discepolo italiano di Guénon» ed è senza dubbio uno dei rappresentanti maggiori e più «nascosti» del pensiero tradizionale nel nostro paese. Conobbe e venne apprezzato non solo da Rene Guénon, ma anche da Julius Evola, con i quali fu in corrispondenza. Ebbe una riconosciuta influenza su quest'ultimo, che parla di lui come «una specie di iniziato allo stato selvaggio» e ne fece conoscere «all'esterno» le idee ospitando suoi scritti su Ur (1928), La Torre (1930) e Diorama filosofico (1939-1942), ora riuniti in Introduzione alla Magia e in L'Instant et l'Eternile. Prima della guerra, Guido de Giorgio scrisse la sua unica opera organica ad ampio respiro, La Tradizione Romana, che però rimase dispersa e sconosciuta - forse in un'unica copia dattiloscritta - sino al 1973, quando venne stampata per la prima volta in una edizione a tiratura limitata. |
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| 1989 | |
| Gianfranco de Turris | |
| 328 | |
| 15,5x21,5 | |
| 3 ill.ni | |
| 9788827206232 | |
| STORIA | |
| Orizzonti dello Spirito | |
| pensiero tradizionale |
Un'opera da salvare dall'oblio: un libro che avrebbe potuto imprimere direzioni diverse alla nostra storia, nei giorni cruciali del fascismo. La Tradizione Romana è molto di più di quel che il titolo non indichi. Per prima cosa non è un libro di storia, come comunemente s’intende; si tratta invece, secondo le parole del suo autore, di “una introduzione alla dottrina della Tradizione Romana”, vale a dire della Tradizione universale. Roma, infatti, incarna il luogo fisico e metafisico dell’incontro delle maggiori correnti spirituali antiche: il paganesimo dell’Occidente e il cristianesimo dell’Oriente.
Il saggio di Guido de Giorgio, quindi, dopo la descrizione del “ciclo divino”, dopo l’illustrazione dello “spirito sacro della romanità”, si presenta nel suo originale aspetto propositivo: l’esposizione delle “linee generali di una società costituita secondo le norme di una Tradizione veramente tale”, basata sulla “armonia tra Contemplazione e Azione”. Attraverso una rettificazione che vada “dall’interno all’esterno”, sarà allora possibile la restaurazione dello spirito di Roma riprendendo il pensiero, l’aspirazione e l’ideale di Dante. Grazie al recupero di simboli antichi ciò potrà essere attuabile anche in un mondo che è apparente dominio della Scienza Positiva e del Numero. Uno di questi simboli è il Giano bifronte, immagine della Romanità intesa come “principio comune e potere unificatore di due tradizioni ricondotte alla loro precisa “distinzione”. La riproposta di questo “libro segreto” del pensiero tradizionale italiano, complesso ma di profonda suggestione, in un momento in cui si vanno riscoprendo “valori” di questo tipo, vuol essere anche un’opera di chiarificazione e rettificazione, forse anche “costruttiva” come riteneva cinquant’anni fa il suo stesso autore.



