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  • Samhain - il capodanno celtico, le vere origini di Halloween

Il Capodanno dei Drudi - il Samhain Celtico

Il Samhain celtico aveva il compito di delimitare la stagione calda da quella fredda. Il significato della parola Samhain (pronunciata sho-uinn) è infatti fine dell'estate. I Celti si basavano sul calendario lunare con un mese aggiunto ogni cinque anni, e il loro anno era nettamente diviso in due stagioni: l’Inverno e l’Estate.

Convenzionalmente si celebra il capodanno celtico nella notte tra 31 ottobre e 1° novembre ma assegnare a questa festività una data fissa è in realtà un errore. Per questi antichi popoli il tempo era basato sui calcoli lunari. Sulla base di complesse stime astronomiche, la festa pagana cadeva durante il novilunio più vicino alla data stabilita per convenzione e tattica politica ed era quindi una data variabile. Anche ridurre il rituale ad una notte è un falso. I festeggiamenti si svolgevano per più giorni. A questo proposito la tradizione è molto chiara: su un’iscrizione del calendario di bronzo rinvenuto a Coligny (Ain) e conservato a Lione è indicato trinoux[tion] samon[i] sindiv[os] – oggi cominciano le tre notti di Samonios. Molti racconti narrano di altri tre giorni e tre notti. Alcune cronistorie riportano tre giorni precedenti e tre successivi per un totale di sette giorni di festa compreso quello centrale.

Il Samhain è la festa panceltica più importante. Rappresenta il passaggio tra il semestre luminoso e quello oscuro, tra la sveglia e il letargo, tra l’attività e il riposo. E’ lo spartiacque tra un anno agricolo e l’altro. Il Capodanno dei Celti inizia con la sua parte più oscura, così come il nuovo giorno inizia con le ore notturne. Ci si può stupire che l’anno nuovo coincida con l’inizio del periodo invernale ma non dimentichiamo la credenza druidica – attestata dallo stesso Cesare – che fa della divinità notturna Dis Pater l’origine degli esseri e delle cose. L'Halloween Celtico segna l’ingresso nel mondo “notturno”, periodo dell’anno che i bretoni chiamano ancora "mesi neri".

Estate e Inverno rappresentano le due età del calendario celtico, sei mesi ciascuno (1 maggio-1 novembre e 1 novembre-1 maggio) e si toccano alle estremità con le due feste principali: Beltaine nella metà solare-diurna e Samhain in quella lunare-notturna. Le due feste pagane sono complementari come complementari sono il giorno e la notte. Allo stesso modo sono speculari il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Il tempo deve morire e rigenerarsi. In molte altre culture tradizionali, l’istante che segna la fine di un ciclo o l’inizio di un altro, si pone al di fuori del tempo corrente, non appartiene a ieri né a domani: è il tempo sacro. Questo tempo è anche l’occasione, dettata da leggi divine e di natura, per rifondare il cosmo (l’Ordine) passando attraverso il Kàos. Il Samhain Capodanno celtico è l’occasione per spegnere il vecchio fuoco morente e riaccenderlo ritualmente. Il periodo di oscurità che inizia con il Capodanno dei Celti è un tempo di riflessione. Si allontana l’attenzione dalle cose materiali e si coltiva il seme che nascerà.

Celebrazione del Samhain rituale

Questa festa pagana celebrava principalmente la morte e l’unione tra i due mondi: l’aldilà e il mondo dei vivi. La comunione tra i due mondi nella notte del Samain provoca, secondo la tradizione, l’abbattimento delle leggi dello spazio tempo. I sidh, cioè i Tumuli in cui vivono dei ed eroi, sono aperti e la comunità dei morti è richiamata dal Tir nan oge - dimensione parallela in cui gli spiriti giacciono in una condizione di felicità ed eterna giovinezza - per tornare a camminare nel mondo dei vivi. Proprio a rappresentare il passaggio tra la vita e la morte, ma anche il passaggio al nuovo anno, alla vigilia del Samhain Celtico tutti i fuochi dovevano essere spenti. Il rito è, da alcuni ricercatori, considerato mal conosciuto per l’assenza di fonti scritte.

La credenza popolare racconta che nella notte del Samhain gli antichi celti si radunavano nei boschi per celebrare sacrifici animali mentre i Druidi accendevano il fuoco sacro, simbolo dell’anno che rinasce. Il rogo era anche il faro per le anime dei defunti. Questa tradizione in Irlanda fu “ufficialmente” interrotta al tempo di san Patrizio, ma di fatto è arrivata fino a noi. L’accensione dei fuochi dava inizio al rituale presieduto sia dal re che dai druidi e tutti i membri della collettività avevano l’obbligo di parteciparvi: si risolvevano i conflitti interni all’assemblea giuridica, si ripartivano i beni collettivi, si rinnovavano i patti sociali. 

I Celti avevano costituito una società pastorale per cui la ricchezza materiale e il prestigio sociale erano calcolati soprattutto in base ai capi di bestiame posseduti. Sia gli animali in sovrabbondanza sia quelli che non avrebbero superato il freddo invernale, venivano sacrificati per la festa del capodanno. Il rito proseguiva con il sangue di questo sacrificio animale che veniva offerto alla terra per ringraziare del raccolto avvenuto e per propiziare quello successivo. Al sorgere del Sole, ogni partecipante prendeva una torcia dal falò e portava il fuoco rinnovato all’interno delle proprie case. Al ritorno nei villaggi il rituale si concludeva con i successivi tre giorni di festa e banchetti, mascherati con le pelli degli animali sacrificati. Prettamente irlandese sembra essere la tradizione di abbandonare cibarie davanti l’uscio della propria abitazione, con lo scopo di ingraziarsi gli spiriti e convincerli a non fare scherzi ai padroni di casa.

Halloween festa pagana riadattata dopo l'avvento del cristianesimo

Con la conquista romana e l’introduzione del calendario giuliano nel 46 a.C. si perde la funzione di capodanno, resta però l’importanza della festa celtica, che i druidi, seppur di nascosto continuavano a celebrare. L’Occidente cattolico, ancora di più dopo la canonizzazione della ricorrenza, non poteva tollerare una festività dedicata allo scambio tra il mondo dei morti e quello dei vivi. Ciò era in contraddizione con la dottrina ufficiale e la fede. Per la Chiesa la valle di lacrime è qui, i defunti sono o in Paradiso o all’Inferno oppure in attesa nel Purgatorio. Nella religione dei Celti, invece, l’invisibile è appena dietro il visibile in quanto il Mondo Altro è dappertutto. Basta che si apra una delle grandi porte per far passare da un lato all’altro gli spiriti degli antenati e accoglierli. Ciò avviene in alcuni determinati momenti dell’anno, e uno di questi è proprio Samhain.

Poiché sradicare del tutto una tradizione popolare è pressoché impossibile, la Chiesa decise di conservare quella tradizione facendola virare verso il Cristianesimo. L’escamotage fu di farla coincidere con un giorno dedicato a tutti i santi (All Hallows Day) e Halloween (dove -een sta per eve-vigilia) tuttora si festeggia – ormai in tutto il mondo – il 31 ottobre alla vigilia di Ognissanti. I festeggiamenti più o meno pagani di Halloween sono un proseguimento della festa celtica.

Senza andare fino in Irlanda a cercare la leggenda di Jack O’Lantern e del suo errare senza posa, in Italia, dove vantiamo una tradizione popolare ricchissima, si celebra ancora oggi a Firenze la Rificolona: una festa di origine medievale che si svolge tra il 7 e l’8 settembre, alla vigilia della vendemmia. Era usanza che tutti i contadini scendessero in città con canne o bastoni alla cui sommità venivano poste zucche svuotate e intagliate a forma di viso, illuminate da una candela, il luogo del raduno era piazza della Santissima Trinità a Firenze.


“When witches abound
and ghosts are seen
your fate you‘ll learn
on Halloween”

(antica filastrocca inglese Trad.: Quando le streghe abbondano / e fantasmi vengono avvistati / scoprirai il tuo destino nel giorno di Halloween)

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