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Sepher Yetzirah

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Categorie: Edizioni Mediterranee, Ebook, Esoterismo
Collana: Edizioni Mediterranee - Orizzonti dello SpiritoEdizioni Mediterranee - Orizzonti dello Spirito

Sebastiano Fusco (a cura di)

Sebastiano Fusco

Sebastiano Fusco, giornalista, consulente editoriale e traduttore, è stato desk editor di un’agenzia di stampa internazionale, direttore editoriale, direttore di una televisione regionale. La sua produzione libraria, col proprio nome e diversi pseudonimi, è molto vasta. Ha firmato libri su varie tematiche, fra cui divulgazione scientifica, tradizioni magiche, alchimia, esoterismo, narrativa fantastica, argomenti “tangenziali”. Ha curato l’edizione critica e la traduzione delle opere di autori di narrativa fantastica, fra cui H.P. Lovecraft, Robert E. Howard, Arthur Conan Doyle e numerosi altri. Per le Edizioni Mediterranee ha curato tra gli altri la biografia di Aleister Crowley La Bestia 666, i tre volumi dedicati agli Insegnamenti magici della Golden Dawn.

2019
304
15,5x21,5
10 ill.ni
9788827229736

Il Libro della Formazione, Istruzioni per creare mondi e realizzare il Golem - Il Sepher Yetzirah  (qui con traduzione e commento di Sebastiano Fusco) è stato scritto probabilmente in Palestina nel secondo o terzo secolo. La sua natura è quella di un grimorio, cioè un manuale di magia pratica volto principalmente all’evocazione di entità ultraterrene con cui stabilire un legame a proprio vantaggio. E infatti dall'antichissimo testo ha avuto origine la Kabbalah come disciplina meditativa ma anche come pratica magica. La sua dottrina strutturata e coerente si è rivelata cruciale nei secoli, ha influenzato lo sviluppo delle tecniche per elevare lo stato di consapevolezza e percorrere l'ascesi ma anche le dottrine magiche dal Rinascimento fino ad oggi.

L'edizione che presentiamo è tradotta dall'ebraico ed è estesamente commentata. E’ composta dalle sue Tre versioni principali, insieme con le Trentadue Vie della Sapienza che descrivono le tappe dell’ascesi, e alle Cinquanta porte della comprensione.

Il mondo così come sembra non esiste, siamo noi a percepirlo tale: si dice che Rabbi Rava, un sapiente rabbino fra i più citati dal Talmud, abbia affermato che “se i giusti lo desiderano, possono creare un mondo”. La frase apre le porte a molti interrogativi. Di che mondo parla il Rabbi? E’ forse un mondo interiore dell’anima? Oppure la figurazione della mente in cui possiamo essere tutto ciò che vogliamo? O forse si tratta di un mondo vero e concreto? E quanto sarebbe grande? E dove si collocherebbe? Per avere le risposte bisogna riferirsi alla Kabbalah.

In realtà, la formazione di un mondo è una cosa che facciamo in ogni istante della nostra vita poichè il mondo reale non esiste, ci sembra così perché è il modo in cui lo percepiamo. Anche la fisica quantistica lo afferma: lo stato di una particella, ovvero i parametri che la definiscono, è indeterminato finché andiamo a misurarlo. È l’atto percettivo a decidere se stiamo parlando di una particella o di un’onda, ed è sempre l’atto percettivo che determina quali siano le sue caratteristiche. Con l’incertezza fra onda e particella la fisica quantistica ci ha posti spietatamente di fronte al problema dell’ambiguità del reale, che è il labirinto nel quale brancola oggi il pensiero scientifico e filosofico.

E' la consapevolezza ad interpretare il mondo che ci circonda e a dargli significato: i fenomeni si definiscono e si completano per come vengono percepiti, altrimenti rimangono in uno stato di indeterminazione. E’ difficile dire quanto tale considerazione rivaluti coscienza e spirito, in una parola il grado di consapevolezza, nei confronti del puro materialismo.

L’aveva capito invece, quasi duemila anni fa, Rabbi Rava, sottolineando che per creare un mondo adatto a noi occorre essere “giusti”. Nell’ebraismo, e in particolare nella Kabbalah, il termine tzadiq non ha significato generico di “persona retta”, ma indica colui la cui anima serve da veicolo - merkavah - a Dio, e per questo fa da fondamento - yesod - al mondo. Non è uno status che si conquista con la rettitudine, ma viene concesso da Dio a chi vuole Lui: è la consapevolezza, ispirata da Dio, a fare da fondamento al mondo come noi lo conosciamo. Il concetto emerge chiaramente dal testo: la consapevolezza umana interpreta la struttura dell’universo conferendole un significato e quindi un’essenza.

L'opera escrive anche come si “forma” e si caratterizza un mondo a misura del “giusto”, e lo fa introducendo un altro concetto che di nuovo sembra tolto di peso alla fisica quantistica: quello di multiverso, che nel testo viene chiamato galgal, cioè “sfera”, una sfera a undici dimensioni (quante ne prevedono le teorie cosmologiche più avanzate) i cui infiniti piani sezione rappresentano ciascuno un possibile universo alternativo al nostro. L’Opera indica come definire questo universo sulla base di uno schema di simboli legati alle lettere dell’alfabeto ebraico, e come trasferirvi la nostra consapevolezza alterando il nostro sistema percettivo (che è anche la chiave della realtà oggettiva) mediante un metodo concettualmente semplice - ma in verità difficile ad attuarsi - grazie al quale il nostro livello di sensibilità aumenta.

Come scrive Sebastiano Fusco, traduttore e curatore del testo “per ciò che dice e ancor più per ciò che fa intuire, leggerla è come fare un tuffo nel profondo di noi stessi e riemergere nell’infinito”.

Indice libro

  • Presentazione
  • Capitolo I
  • Capitolo II
  • Capitolo III
  • Capitolo IV
  • Capitolo V
  • Capitolo VI
  • Commento del curatore
  • Le Trentadue Vie Della Sapienza
  • Le Cinquanta Porte Della Comprensione
  • Sepher Y versione breve
  • Sepher Y versione lunga
  • Bibliografia
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