Baccanale Privato

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Testi densi e drammatici, non soltanto nella loro protesta giobbica o prometeica, ma anche e forse più, nell’acre sarcasmo che li accompagna, nel vigore di un linguaggio ben lontano da quello utilizzato dai poeti che accade oggi di leggere. Quella del linguaggio sarebbe una chiave di lettura, ma ...Altre informazioni
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Testi densi e drammatici, non soltanto nella loro protesta giobbica o prometeica, ma anche e forse più, nell’acre sarcasmo che li accompagna, nel vigore di un linguaggio ben lontano da quello utilizzato dai poeti che accade oggi di leggere. Quella del linguaggio sarebbe una chiave di lettura, ma riduttiva rispetto alla tensione di un’anima che contesta l’assurdo, dalla complessità ricca e tormentata. E un libro come questo svela subito la tensione trascendente che lo contrappone al minimalismo oggi dominante. L’autore cerca un “senso”. I linguaggi diversi, che l’uomo ha di volta in volta creati per tentare di dire anche l’indicibile, si offrono così in nuove sintesi verbali e figurative. La vita ha senso per lui solo nell’“attesa”. Nell’attesa che gli si riveli il “senso”? L’attitudine riflessiva del poeta filosofo lo porta a parlare con amaro sarcasmo di se stesso, “uno scavezzacollo, / avvezzo a danzare sul ciglio / del baratro”. Egli scrive, anzi vive, un suo “baccanale privato”, aspettando d’intraprendere “l’impresa disperata / tenendo in mano il Libro Tibetano / come guida per l’ignoto”.
Giuseppe Aziz Spadaro
9788876925900
12x19
Poesia

Giuseppe Aziz Spadaro (Noto 1934) esordisce come poeta nel '56 con "Schegge di dolore" edito da Gastaldi. Bizantino d'elezione, assume il nome d'arte Michele Protospathario senza però trascurare l'eredità lasciata dagli Arabi alla sua Sicilia: Aziz sarà così il nome segreto a conferma di una apertura all'Oriente che, abbracciando nostalgie gotiche e passioni barocche, mette il Rinascimento a timbro della sua vocazione universalistica. Se dunque la poesia è per lui "un vizio a cui non so rinunciare", una impellente esigenza di verità lo spinge a indagare in quelle zone in ombra fra eresia e cospirazione. Ne nascono libri quali "Il caso Borromini, 1860: Sicilia dei misteri" e "L'albero del Bene – San Francesco teologo cataro". Ricerche rare, itinerari nel sottosuolo, da cui idee sperdute sbucano di nuovo nella Grande Storia. Molti i riconoscimenti, tra cui due volte il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio e il Premio Europeo Capo Circeo 2013.

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