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Sul libero arbitrio

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Coinvolto suo malgrado nella disputa sul libero arbitrio, su cui Lutero aveva sollevato la grande provocazione dottrinaria che reclamava una risposta, Erasmo affronta la polemica con l'umiltà dello studioso e con la saggezza dell'esperto frequentatore del costume e del sapere umani. Tollerante ai l ...Altre informazioni
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Coinvolto suo malgrado nella disputa sul libero arbitrio, su cui Lutero aveva sollevato la grande provocazione dottrinaria che reclamava una risposta, Erasmo affronta la polemica con l'umiltà dello studioso e con la saggezza dell'esperto frequentatore del costume e del sapere umani. Tollerante ai limiti dell'incertezza, sottile nel confronto polemico, ma non sofistico, Erasmo discute in uno stile raffinato e discreto uno dei temi cruciali della Riforma. Le Scritture e l'insegnamento dei Padri della Chiesa, che egli ripercorre senza il pregiudizio di una verifica teologica, gli si aprono ad una lettura più articolata dove la libertà dell'uomo non solo è presente ma è anche affermata quale scaturigine della vita religiosa e morale. La libertà umana per Erasmo è libertà di salvarsi. Ma la salvezza per Erasmo è soprattutto quella della dignitas bomini e del suo valore. Anticipatore dei temi della Riforma, il cristianesimo erasmiano non lavora alla loro attuazione nella prassi. Lontano dunque da una querelle di natura religiosa, il De libero arbitrio è un grande contributo umanistico ad una causa morale. Ad Erasmo, Lutero risponde con il De seruo arbitrio. «A differenza di Lutero - osserva Sergio Quinzio - Erasmo, pur credendo nel Vangelo che insegna a vivere semplicemente obbedendo a Cristo, non usa la cultura soltanto come uno strumento, ma è un dotto che non può rinunciare alla cultura... Forse la nota più profonda della coscienza erasmiana sta nella divisione, mai però ammessa come insanabile, fra la sua coscienza di dotto e la sua coscienza di cristiano: umanesimo contro Assoluto. Qui sta anche la sua modernità».
Erasmo da Rotterdam
9788876921532
102
14X23
FILOSOFIA

Desiderius Erasmus (latinizzazione del nome fiammingo Geer Geerrsz) nasce a Rotterdam tra il 24 e il 25 ottobre nel 1466. Trascorre l'infanzia e la sua prima giovinezza ricevendo un'educazione religiosa secondo lo spirito del chiostro agostiniano. Nel 1487 riceve i voti. Ordinato prete, nel 1492 ottiene la dispensa dall'obbligo dei suoi uffici sacri e anche dell' abito. Spirito poco incline alla sottomissione alle regole, rivela presto la sua natura di geloso custode della propria libertà, disdegnando incarichi e prestigiose offerte di insegnamento. Inizia così l'itinerante avventura di dotto frequentatore delle più illustri università europee. Nel 1497 è a Parigi dove, attesi gli studi in teologia, riceve il baccellierato. Successivamente è in Inghilterra dove risiede per un anno e stringe solida amicizia con John Coler e Tommaso Moro. AI suo rientro a Parigi pubblica gli Adagia, raccolta di sentenze, epigrammi, motti e proverbi in greco e latino. Sempre a Parigi esce la sua prima rilevante opera l'Enchiridion militis christiani (1502). Inizia il suo soggiorno in Italia di cui conosce i migliori centri culturali. A Torino nel 1506 riceve la nomina di maestro e dottore in teologia e approfondisce la sua conoscenza del greco già iniziata a Parigi. In ambiente italiano sviluppa le sue doti di erudito e filosofo dedicandosi agli studi umanistici e a traduzioni che si concretano nell' elaborazione critica del Nuovo Testamento e di un cospicuo numero di testi dei Padri della Chiesa. Notevoli sono anche gli scritti pedagogici di questo periodo tra cui spicca il De ratione studii (1511). Un soggiorno veneziano lo vede collaboratore per dieci mesi presso l'editore e umanista Aldo Manuzio. La sua fama di grande studioso assume statura europea con la pubblicazione, nel 1511, della sua opera più nota, Stultitia laus (Elogio della follia) dedicata a Tommaso Moro. Gode della protezione di sovrani, è in corrispondenza con i più noti studiosi europei. Al profilarsi dell'incendio luterano, Erasmo entra in polemica con i principi cardinali del protestantesimo scrivendo il De libero arbitrio (1524) a cui Lutero replica con il De servo arbitrio. La disputa tra i due si arricchisce con un nuovo scritto erasmiano l'Hyperaspistes adversus servum arbitrium luteri (1526). Risiede a Basilea dove la morte lo coglie tra 1'11 e il 12 luglio nel 1536.

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