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Profezie sul futuro

Saranno i particolari mesi che stiamo vivendo ma in questo periodo siamo spesso tornati a consultare predizioni di veggenti vecchi e nuovi. Cosa ci aspetta? Quali sono le profezie sul futuro? La profezia è antica quanto l’uomo come dimostra la sua esistenza presso ogni cultura e civiltà. L’interpretazione profetica ha sempre suscitato interrogativi e perplessità. Ovviamente le predizioni colpiscono l’immaginario collettivo in modo differente: le profezie sul compimento dei cicli della storia, sulla fine del mondo e l’autodistruzione hanno un valore particolare.

Predizioni sull’Apocalisse, la cessazione dell’esistenza del genere umano e la fine del mondo per come lo abbiamo sempre conosciuto, sono onnipresenti nel corso dei secoli e incalzano ancora ai nostri giorni. Tra i vaticini più sconvolgenti c’è sicuramente il presagio dell’Apocalisse di Nostradamus, uno dei più grandi profeti e autore delle centurie: “dopo grande uman sconvolgimento più grande s’appresta Il gran motore i secoli rinnova; Pioggia di sangue, inondazioni e peste, Nel ciel lunga scia di fuoco scorrerà”. Non meno drammatiche sono le visioni profetiche del medium Edgar Cayce che nel 1940 ha predetto “molti vulcani torneranno ad essere attivi. Molte terre saranno sommerse ed altre terre emergeranno. In certi punti del globo, la terra verrà completamente sconvolta tanto che molte cose scompariranno e tante altre torneranno alla luce. La parte settentrionale dell’Europa cambierà in un batter d’occhio. Ci saranno sollevamenti nell’Artide e nell’Antartide come conseguenza di eruzioni vulcaniche (..) ci sarà lo spostamento dei poli, violenti uragani e terremoti.”

In tempi recenti nuova attenzione hanno suscitato le profezie di Papa Giovanni XXIII, raccolte in un suggestivo testo dall’esoterista Pier Carpi nel 1976 e che riguardano un periodo dell’umanità compreso tra il 1935 e il 2033. Nelle predizioni di Papa Roncalli è possibile ravvisare un contesto che ci riguarda da vicino e che a molti esoteristi ed esperti del mondo dell’occulto è sembrato riconducibile al periodo che stiamo vivendo. Attribuite al Papa prima della sua salita al soglio pontificio le predizioni sono arrivate all’autore Pier Carpi in modo misterioso, attraverso l’intercessione di un vecchio sconosciuto incontrato a San Leo di Montefeltro presso la fortezza in cui venne imprigionato il conte Cagliostro. In particolare il passo che ha suscitato maggiore inquietudine è il seguente: “è il tempo dei due imperatori. E la madre non ha padre, perché molti vogliono esserne padre. E due sono sostenuti dai contendenti. Si alzano le grida e le barriere della contesa, ma già dall’acque esce la Bestia. E la carestia ferma gli eserciti. Gli uomini si contano a morire. E dopo la carestia, la pestilenza. Iddio ha scatenato la guerra della natura per impedire la guerra degli uomini. Il primo imperatore muore di fame, chiuso nella torre del suo sogno. Il secondo imperatore nel deserto, assalito dagli animali della pestilenza, sconosciuti. La figlia di Caino è salita a Nord, a predicare. Lussuria nella nuova Babilonia, per sette anni. Il settimo anno cade il settimo velo di Salomè, ma non esiste imperatore, non esiste chi sappia alzare la spada e recidere il collo di Giovanni. Il tempo è vicino.” L’autore Pier Carpi sottolinea che già nelle profezie riguardanti la Chiesa cattolica questo tempo era stato annunciato. La Chiesa non ha Papa ma ha due contendenti al trono di Pietro spalleggiati da altri che fomentano la scissione. “Già dall’acque esce la Bestia” siamo nell’Apocalisse di Giovanni, sono i segni della fine dei tempi. Ma forse il profeta interpreta in chiave simbolica e intende la fine di un tipo di vita per l’avvento di una superiore civiltà umana basata sulla fratellanza tra gli uomini. Come spiega lo stesso Pier Carpi se in molte visioni ci sono guerre e carestie che sovrastano l’umanità, più spesso sono le parole di resurrezione e di autentico progresso ad essere incisive. Le maledizioni dell’Apocalisse carestia e pestilenza si abbatteranno sulla Terra senza risparmiare nessuno e saranno questi flagelli a fermare la guerra ed impedire un grande massacro nel nome di falsi ideali. Secondo la predizione i due imperatori finiscono miseramente, uno tradito dai suoi e abbandonato, l’altro muore a causa della pestilenza. Questo flagello prima di allora sconosciuto sarà portato da animali. In questo passaggio molti hanno letto un chiaro riferimento alla situazione attuale della pandemia da coronavirus. Dopo questo la profezia annuncia il regno del caos e questo durerà sette anni. Il settimo anno sarà la fine. La caduta del settimo velo di Salomè, a parte il simbolismo di numeri e figure bibliche, potrebbe essere il culmine. La profezia lascia intendere ci sarà un nuovo predicatore, perseguitato e imprigionato ma nessuno sarà capace di recidere il collo del nuovo profeta. L’umanità vivrà in piena anarchia attendendo passiva il risveglio. Il nuovo predicatore indicherà la nuova direzione, si tenterà di fermarlo ma non ci sarà il potere che riuscirà di farlo.”

Anche la profezia di San Malachia, arcivescovo di Armagh vissuto nel XII secolo, riporta l’attenzione sulla situazione nella Chiesa cattolica, sulla distruzione di Roma e sull’ultimo dei papi. La rivelazione di Malachia è contenuta in 112 motti che descrivono i Papi che si dovrebbero avvicendare sul trono di Pietro prima della fine del mondo. Il vaticinio si riferisce alle provenienze dei pontefici, dettagli sulle famiglie di origine ed eventi storici che sarebbero accaduti durante il papato. Le predizioni di San Malachia sono da molti ritenute un falso storico poiché la predizione è stata pubblicata solo nel 1595 dallo storico benedettino Arnoldo Wion nel libro Lignum Vitae. Wion ha attribuito il testo profetico a San Malachia senza però indicare dove si trovasse il manoscritto originale. Il vaticinio del vescovo narra dei Papi dal 1143 fino alla fine dei tempi. Per citare solo i papi del nostro secolo: ignis ardens sarebbe Pio X per la sua carità, Religio depopulata Benedetto XV per gli avvenimenti della prima guerra mondiale, fides intrepida Pio XI per la condanna di Hitler e della sua politica, pastor angelicus Pio XII per il suo aspetto solenne. Secondo le profezie di Malachia in seguito ci sarebbero solo 6 papi: pastor et nauta che come nunzio apostolico prima e poi come Papa buono possiamo pensare sia Giovanni XXIII, flos florum è da vedere in Paolo VI, De medietate lunae Giovanni Paolo I, de labore solis Giovanni Paolo II, de gloria olivae e Petrus romanus, il secondo Pietro l’ultimo dei papi citati. La profezia di San Malachia conterrebbe la successione dei Papi fino al ritorno di Pietro, che tornerà per riprendere le chiavi della Chiesa, la profezia si conclude: “Pietro Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine”. Con l’ultimo dei papi finisce la chiesa, Roma viene distrutta e con questo finisce la storia stessa della Terra. Già l’elezione di Papa Bergoglio ha rispolverato a suo tempo i vaticini sul “Papa nero”, indicato come l’ultimo Papa e da alcuni ravvisato in Francesco poiché già superiore generale dell’Ordine dei Gesuiti e in quanto tale insignito a vita della tonaca nera. Sulla distruzione della città dei sette colli convergono le profezie dell’Apocalisse e numerose altre rivelazioni per citarne solo una anche le quartine di Nostradamus sulla fine del mondo. Si tratta di una metafora?

Come spiega lo stesso Pier Carpi riguardo le profezie di Papa Giovanni, i segnali dell’inizio della fine ci sono: guerre, carestie, pandemie sovrastano l’umanità. Più spesso però nella profezia sono le parole di resurrezione e di autentico progresso ad essere incisive e ad indicare un cambiamento, totale e necessario, per rigenerare nel lato migliore il genere umano.

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