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I riti di maggio - Festa di Beltane e Notte di Valpurga

Sei mesi dopo il Samhain rinasce la vita con Beltane

La festa di Beltane è uno dei quattro sabba maggiori nella ruota dell’anno pagana che scandiva lo scorrere delle stagioni in epoca precristiana. Il nome - dal gaelico bealtaine e dal celtico bealltuinn - si riferisce al dio Bel/Beleno e significa Fuoco di Bel, il luminoso.

Sei mesi prima il capodanno celtico Samhain aveva segnato l’ingresso dell’Inverno. Il sabba estivo segna l’altro capo dell’anno e i sei mesi caldi che portano la luce e la vita. Di qui i riti del fuoco, particolarmente abbondanti. Nelle Highlands scozzesi la tradizione di accendere i falò è durata almeno fino a tutto il XVIII secolo. Questo fuoco rituale festeggia la prosperità, e per la società pastorale degli antichi celti la ricchezza più grande era il proprio bestiame.

Nell’antica cultura celtica questo momento dell’anno era infatti cruciale poiché il bestiame usciva dai rifugi e pascolava nella campagna. I famosi fiana, i guerrieri del re Finn, avevano l’abitudine di trascorrere nelle case i sei mesi invernali ma dal primo maggio erravano nomadi per tutta l’Irlanda. Anche qui, come per gli altri riti celtici, celebrare nella data a cavallo tra 30 aprile e 1° maggio è puramente convenzionale: il calendario celtico non è fisso in quanto segue lunazioni e moti stellari, pertanto la celebrazione della festa d’Estate è al plenilunio più vicino alle calende di maggio.

Come festeggiare Beltane: rituale del fuoco di Bel

Si trattava di una festa druidica celebrata con rituali del fuoco, raduni e banchetti. L’usanza dei rami piantati nei campi, nei giardini e nelle stalle (usanza che continua anche ai nostri giorni) è un lontano ricordo di questo rito. Sotto la protezione dei Druidi il re d’Irlanda appiccava il fuoco sacro sulla collina di Tara, luogo che rappresentava il cuore politico e religioso dell’intero paese. Il Re doveva essere il primo ad accendere il fuoco e chi osava accenderlo prima subiva la condanna a morte (nel 433 d.C. lo farà San Patrizio, e questo atto avrà un enorme peso nella conversione degli irlandesi alla nuova religione). Le fiamme scaturite dal rogo di Bel erano molto più di un simbolo: erano il segno della trasformazione dell’energia cosmica che dalla morte faceva sbocciare la vita.

Il rituale del fuoco era il cuore di questa festa. I druidi accendevano due pire molto vicine e le mandrie passavano in mezzo. Condurre gli armenti ai fuochi era il rito che ogni anno si ripeteva contro le epidemie. Le fiamme lustrali purificavano gli uomini e il bestiame, così si allontanavano parassiti, malattie e ci si assicurava la prosperità per il resto dell’anno. I fuochi rituali del Samain erano accesi al tramonto e duravano tutta la notte, nei riti della festa d’Estate invece venivano accesi all’alba.

I riti per Beltane

Mentre le fiamme brillavano, i Celti banchettavano intorno al fuoco. Per tradizione le cataste per le pire erano allestite da nove uomini scelti tra gli apprendisti druidi più giovani. Le pire erano composte con nove tipologie differenti di legname raccolto nelle foreste sacre. Il numero nove ha un particolare valore simbolico: rappresenta i nove mondi che attraversano l’Albero Sacro, la completezza dell’universo in quanto il nove è l’ultima cifra e simboleggia la fine e l’inizio.

Anche il biancospino è presente nelle leggende di questo sabba: è infatti ora che avviene l’unione tra Mabon – che dal solstizio d’autunno ha finalmente raggiunto l’età adulta – e la Fanciulla dei Fiori, rigogliosa incarnazione della Natura. Le nozze di Mabon sono messe a rischio dal gigante Biancospino, allegoria della tenebra che sopravvive all’Inverno e che, sotto forma di albero fatato, incanta chiunque osi addormentarsi sotto la sua ombra durante le celebrazioni del dio Belano. Per i Celti, inoltre, era lecito raccogliere il biancospino solo in questo giorno, per il resto dell’anno era tabù. Come tabù era cacciare e mangiare la lepre, animale simbolo della dea Eostre, celebrata ad Ostara ma piatto principale della festa d'estate.

La notte di Valpurga

Nei paesi germanici questa festa corrisponde alla notte di Valpurga – in tedesco Walpurgisnacht e Valborg in svedese - in cui si danno convegno streghe e stregoni. Ciò significa che la casta sacerdotale è all’opera. Ma siccome i druidi sono scomparsi in quanto sacerdoti e filosofi, ricompaiono nella memoria popolare sotto l’immagine negativa della stregoneria. Così dal Medioevo, Valpurga è entrata a pieno diritto nell’immaginario satanico ma anche nel suo opposto. Ciò spiega i numerosi riti di esorcismo praticati nella tradizione popolare durante questa notte come la benedizione degli animali e la purificazione delle stalle con fascine e incensi benedetti, le fumigazioni di bacche di ginepro e foglie di ruta diffuse nelle case, le corse intorno ai borghi mentre si producono frastuoni di ogni genere.

Prima che Valpurga venisse consacrata all’incontro con Satana tra nebbie infernali e furiosi canti di magia - così come la descrive Goethe nel Faust alimentando la leggenda – altri antichi riconoscevano in questa notte un pericoloso varco temporale in cui, dal tramonto all’alba, i confini sovrannaturali si dissolvevano: oltre alle ricorrenti storie delle fate rapitrici, alle none del mese del maggio romano cadevano le Lemuria, un’altra data dedicata al mondo dei morti. Non si trattava però degli spiriti buoni degli antenati ma di morti comuni in visita ai viventi, che da loro dovevano proteggersi.

Santa Valpurga

Nel corso del tempo è stato fatto di tutto per cancellare dal calendario le feste pagane sostituendole con festività cristiane. A Santa Valpurga, monaca anglosassone dell’VIII secolo e badessa del monastero tedesco di Heidenheim, la Chiesa ha dedicato il primo maggio sebbene il giorno di nascita della santa ricorrerebbe il 25 febbraio.

Dalle pietre della sua tomba sgorga l’olio di santa Valpurga, un liquido benedetto utilizzato per proteggere dalle stregonerie, per curare le malattie degli occhi e favorire la fecondazione. Anche nelle virtù attribuite all’olio è evidente la sovrapposizione, infatti Santa Valpurga è protettrice delle partorienti, dei contadini e del bestiame. Tutte caratteristiche che riprendono e copiano le fiamme purificatrici e generative della festa di Beltane.

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