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Le origini pagane dell'Equinozio di Primavera: Ostara

Celebrare Ostara

Nel ciclo naturale delle stagioni Ostara è uno degli otto sabba della Ruota dell’anno precristiana, precisamente uno dei sabba minori – assieme a Yule, Litha e Mabon.

L'equinozio di Primavera celebra il trionfo della Natura. È questo il momento dell’anno in cui il cosmo giunge all’equilibrio: le ore solari sono pari a quelle notturne.

Da qui in poi le ore di luce saranno sempre più dominanti e ciò che è stato accumulato in Autunno e Inverno può finalmente iniziare a sciogliersi alla luce del Sole, in senso materiale ma soprattutto spirituale. Alcuni filoni del neopaganesimo fanno esattamente coincidere la festa con il 20 marzo, data dell’ Equinozio di Primavera. Alcune fonti – si legge ne Il Druidismo J. Markale – riportano questo dato come approssimativo poiché le feste druidiche avrebbero avuto luogo quaranta giorni dopo solstizi ed equinozi “e la cosa si spiega perfettamente essendo la quarantena un periodo di attesa, di incubazione, di preparazione allo schiudersi della festa”.Il rituale: la festa era celebrata dalle sacerdotesse con il rito della Fiamma dell’esistenza, un cero veniva acceso e lasciato bruciare fino all’alba

Nelle terre anglosassoni la Pasqua si chiama Easter, per i sassoni è invece Ostern. Entrambi i termini hanno senso se ricondotti a Eostre, Dea della cultura precristiana collegata alla rinascita. Le terre fredde del nord Europa, dopo i primi raggi di luce festeggiati con Imbolc, accolgono i giorni dell’Equinozio celebrando la divinità che all’Equinozio celtico ha dato il nome: Eostur-monath. Questa sorta di Venere sassone, detta anche dea dell’alba e stella dell’Est poiché proviene dall’oriente come le divinità portatrici di Luce, è chiamata a risvegliare il ciclo generativo. Le sacerdotesse celtiche le consacravano un cero per il rituale, Ostara veniva celebrata con l’accensione della fiamma che si lasciava bruciare fino all’alba del giorno dopo. La dea Eostre, divinità della rinascita, è spesso raffigurata con una testa di lepre e proprio alla lepre, suo animale totemico, sono solitamente associati i culti di fertilità della Primavera. La carne di lepre era dunque considerata sacra e i Britanni potevano cibarsene solo durante Beltane - la festa celtica del Fuoco di Bel - in cui faceva da piatto rituale.

La lepre della dea Eostre porta le uova di Primavera, uno dei simboli di rinascita più antichi collegati al Kàos, al cosmo e alla fertilità

La lepre è considerata animale caro agli Dei della Luna e della caccia, nel mito infatti partecipa al corteo dei servitori di Freyja, dea dell’amore seduttivo e generativo, della guerra e del dono profetico. La lepre quindi è ripresa in più contesti come simbolo della sessualità poiché associata alla fertilità, abbondanza e a tanta prolificità. Queste qualità l’hanno messa in relazione sia con Eros che con Afrodite. La troviamo messa in relazione anche con Osiride, squartato e gettato nelle acque del Nilo per garantire a sua volta il ciclico rinascere. Molte culture riconoscono nella lepre un simbolo magico di rigenerazione e buon auspicio e – con maggiore diffusione nei paesi di mitologia norrena - anche la caratteristica di essere particolarmente prolifico in Primavera, ha affidato a questo animale un ruolo speciale. E’ la lepre della dea Eostre infatti a portare le uova primaverili, uno dei simboli più antichi collegati al Kàos, al cosmo e alla fertilità.

L’uovo simbolo delle feste primaverili, Pasqua compresa, è in stretta relazione con il concetto di rigenerazione. Molti emblemi del rinnovamento della natura, come ad esempio gli alberi del nuovo anno o le decorazioni delle feste di maggio, sono tradizionalmente guarniti dalle uova. La caratteristica rituale dell’uovo si giustifica col simbolo che incarna, riferito alla rinascita – cioè ripetizione della nascita – più che alla nascita stessa. Da un punto di vista antropologico l’uovo simboleggia la ripetizione della nascita del cosmo e ciò si giustifica con la funzione importante che le uova hanno sia nelle festività del nuovo anno sia nella festa dei morti. Anche le statue di Dioniso trovate nelle tombe beote hanno un uovo in mano, simbolo del ritorno alla vita. La presenza dell’uovo nelle feste di rinascita primaverile si spiega quindi poiché l’uovo rappresenta la rinascita – ripetizione rituale dell’evento cosmico - all’interno dei cicli dell’anno.

 

 

 

 

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