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Antroposofia e Medicina antroposofica - Intervista al Prof. Giovanni F. Di Paolo

La medicina antroposofica si fonda su una visione olistica dell'essere. Il suo intento è di correggere dall'interno l'equilibro del paziente, stimolando la capacità di reazione del suo organismo.

Soprattutto negli ultimi anni si è parlato molto di questa medicina complementare spesso in riferimento all’alimentazione e alla cura del cancro. Abbiamo parlato con il medico antroposofo Prof. Giovanni F. Di Paolo per comprendere le basi filosofiche di questa disciplina e capire come funziona.


- Che cos'è l’antroposofia?

Secondo Rudolf Steiner, l'antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe ricongiungere lo spirituale presente nell'uomo allo spirituale presente nell’universo. Agli inizi del secolo scorso Steiner ha il grande merito di intuire che l’essere umano - nella sua totalità ed essenza - è composto dal piano psichico, fisico e spirituale; quindi l’antroposofia vuole dimostrare che la coscienza umana esiste e vive la realtà sia sul piano fisico-percettivo sia sul piano psichico ed emozionale. L’antroposofia del terzo millennio deve guardare l’Uomo nella sua complessa globalità recuperando la sua integrità. Non a caso dall’Antroposofia nasce l’antroposofia medica, la biodinamica, la pedagogia steineriana, la tripartizione sociale, usata in sociologia. L’uomo al centro dell’Universo diventa artefice di una realtà non più collegata agli schemi cartesiani, ma a un’espressione di uomo “quantico”, definizione molto inflazionata oggigiorno che sta ad indicare che l’uomo, come tutto l’universo, è un sistema interconnesso. Il metodo investigativo scientifico naturale di questa medicina complementare ci consente, quindi, di analizzare ogni rimedio dal punto di vista specificatamente “percettivo”.

 

- Cosa significa essere medico antroposofo oggi?

Come affermava Ita Wegman (Isola di Java 22 febbraio 1876 – Arlesheim 4 marzo 1943) “Nella vita, proprio per raggiungere un’evoluzione spirituale, si viene spesso condotti in situazioni difficili, nelle quali la malattia può svolgere un grosso ruolo. Queste difficoltà sono un richiamo a fare di tutto per arrivare a situazioni nuove. Molte volte si pensa che ciò non sia possibile, ma ho sperimentato spesso che di fronte a necessità reali spesso nascono nuove opportunità”.  La Medicina Antroposofica  comprende la malattia come un segnale, un campanello d’allarme che sta lanciando l’organismo non più capace di mantenere l’equilibrio tra il mondo interiore e quello esteriore. Frutto di tale ricerca è un’ immagine integrata dell’uomo che permette di valutare tutti gli aspetti in cui la vita umana si realizza. Essere medico antroposofo oggi significa ampliare e integrare le proprie conoscenze scientifiche, mediche e tecniche con una visione dell’uomo globale e totalizzante. Dopo più di ottant’anni il tema dell’integrazione e del dialogo tra le varie conoscenze della medicina è sempre più d’attualità; il consenso generale che l’antroposofia medica ha nella popolazione europea e mondiale, permette alla medicina accademica di integrarla maggiormente e di gestire meglio tutta quella componente di stati morbosi - di natura soprattutto cronica - che con difficoltà e stenti il medico non riesce a gestire quotidianamente. Come afferma giustamente Massimo Recalcati, "Nel nostro tempo il carisma etico del padre ha lasciato il posto all’apologia scientista del numero. Anche la pratica delle cure risente di questo mutamento di paradigma. Diagrammi, costanti biologiche, protocolli, percentuali, comparazioni quantitative — necessarie ad ogni ricerca scientifica — rischiano di alimentare un feticismo della cifra che finisce per farci dimenticare che dietro ad un numero c’è sempre un corpo, un volto, un nome proprio, una vita che soffre”

 

- In Europa i medici antroposofi formati sono oltre 7mila. In quale considerazione è tenuta questa branca della medicina in Italia?  

In Italia esistono diversi ambulatori e centri terapeutici in cui esercitano medici antroposofi aderenti alla Società Italiana di Medicina Antroposofica (SIMA), società medico-scientifica ufficialmente riconosciuta che fa parte della FISM. La SIMA ha stilato le “Linee Guida per una Buona Pratica Professionale in M. Antroposofica”, e applica un iter formativo quadriennale in accordo con la Federazione Internazionale (IVAA).  

 

- Che cosa ha in comune con le altre medicine complementari?

In comune con le altre medicine complementari - Omeopatia, Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Ayurvedica – ha la visione integrata e completa dell’essere umano, nella sua armonica e profonda complessità.

 

Intervista a cura di Mara Morini

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