Una vita

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Nel 1925 in una lettera a Valery Larbaud, Svevo scrive: «Ho riletto Una vita. James Joyce diceva sempre ...Altre informazioni
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Nel 1925 in una lettera a Valery Larbaud, Svevo scrive: «Ho riletto Una vita. James Joyce diceva sempre

Nel 1925 in una lettera a Valery Larbaud, Svevo scrive: «Ho riletto Una vita. James Joyce diceva sempre che nella penna di un uomo c'è un solo romanzo (allora egli non aveva neppure pensato a Ulysses) e che quando se ne scrivono diversi si tratta sempre del medesimo più o meno trasformato. Ma in questo caso il mio solo romanzo sarebbe Una vita». Quindi, già all'inizio della sua attività letteraria Svevo presenta tutti i motivi tematici della sua ispirazione e il primo romanzo, Una vita, s'inserisce pienamente in questo suo modo di guardare e di narrare. Svevo svuota dall'interno la poetica naturalistica (a quei tempi, infatti, la corrente letteraria dominante era rappresentata dal verismo) dando vita, sotto le vesti del romanzo tradizionale, ad un personaggio che avrà "simili e fratelli" nella letteratura del Novecento. Con il presente volume s'inaugura l'edizione critica delle opere di Italo Svevo a cura dello studioso Bruno Maier che ha condotto il lavoro sulla prima edizione a stampa, uscita in mille esemplari, a spese dell'autore, nell'autunno del 1892 con la data "1893" presso la "Libreria Editrice Ettore Vram / Succ. a Colombo Coen & Figlio" di Trieste. L'opera è seguita da una nota critico-filologica nella quale il curatore espone e chiarisce i criteri adottati al fine di restituirei lo Svevo "originale".

Italo Svevo
9788876920073
240
14X23

Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, nasce a Trieste nel 1861 e, dopo un'infanzia felice, va a studiare in Baviera. Tornato a Trieste nel 1878, è costretto, per il fallimento dell' azienda paterna, a impiegarsi in una banca, dove lavorerà per vent'anni. Contemporaneamente collabora al quotidiano "L'Indipendente", legge i classici italiani e francesi, scrive alcune novelle. Nel frattempo diventa grande amico del pittore Umberto Veruda al quale si ispirerà per il personaggio di Stefano Balli in Senilità. Nel 1892 pubblica a proprie spese il suo primo romanzo, Una vita, firmandolo come Italo Svevo. Nello stesso anno rivede, dopo tanto tempo, la cugina diciottenne Livia Veneziani e se ne innamora. I due si sposano nel 1896 e l'anno successivo hanno una figlia, Letizia. Nel 1898 esce a puntate su "L'Indipendente" e poi in volume Senilità. L'anno seguente Svevo entra come socio nella ditta del suocero, produttrice di vernici sottomarine, di cui in seguito assumerà la direzione. Nel 1905 conosce lo scrittore James Joyce, professore alla Berlitz School di Trieste, ne diventa amico fraterno e da lui prende lezioni private di inglese. Durante la prima guerra mondiale, chiusa la fabbrica di vernici, studia Freud e la letteratura inglese. Nel 1919 comincia a scrivere il suo terzo romanzo, La coscienza di Zeno, che verrà pubblicato nel 1923 suscitando inizialmente modesta eco, ma riscuotendo via via maggiore interesse. Lo scrittore perde la vita in un incidente stradale nel 1928.

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