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La trasfigurazione dell'uomo

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Categoria: Filosofia e Tradizionalismo
Collana: Edizioni Mediterranee - Orizzonti dello SpiritoEdizioni Mediterranee - Orizzonti dello Spirito

Frithjof Schuon

Frithjof Schuon (1907-1998), di origine germanica, scrisse quasi tutti i suoi libri in francese. Fin dalla prima giovinezza il suo riferimento dottrinale fu il Vêdanta; e per un ventennio collaborò con René Guénon. Approfondì il Sufismo e altre forme sapienziali dell'Oriente, nonché l'arte sacra. Contribuì per parecchi decenni a importanti riviste di metafisica e spiritualità, come: Voile d'Isis, Études Traditionnelles, Cahiers du Sud, France-Asie, Sophia perennis, Studies in Comparative Religion e Connaissance des Religions. Nei suoi ultimi anni compose poemi nella propria lingua madre, e fu un pittore assai dotato: la maggior parte dei suoi dipinti ritrae gli Indiani delle Praterie; venne adottato dalle tribù Sioux e Crow. Le Edizioni Mediterranee hanno pubblicato Unità trascendente delle religioni, L'occhio del cuore, Le stazioni della saggezza, Sguardi sui mondi antichi, Forma e sostanza nelle religioni, Sufismo: velo e quintessenza, L'esoterismo come principio e come via, Dal divino all'umano, Sulle tracce della religione perenne, Cristianesimo/Islam, Immagini dello Spirito, Sentieri di gnosi, Prospettive spirituali e fatti umani, Logica e trascendenza e Il sole piumato.

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9788827226247

“L’immagine dell’uomo che la psicologia moderna ci presenta non è solo frammentaria, è miserabile. In realtà l’uomo è come sospeso tra l’animalità e la divinità; ora il pensiero moderno,  filosofico quanto scientifico, non ammette in pratica che l’animalità. Noi vogliamo invece correggere e completare l’immagine dell’uomo insistendo sulla sua divinità [...]”. La caratteristica peculiare dell’uomo consiste nella sua intelligenza, e Frithjof Schuon afferma pertanto in un capitolo dell’opera: “La ragion sufficiente dell’intelligenza umana – senza la quale l’uomo non esisterebbe – è quello che essa sola è capace di raggiungere. Siamo fatti per essere lo specchio dell’assolutamente Reale, ossia per conoscere l’Assoluto movendo dalla relatività; e questo grazie all’illimitatezza della Possibilità divina, che non può escludere tale via indiretta della conoscenza del Sé. Ora conoscere la Realtà totale, vuol dire conoscerla per intero; ne consegue che l’uomo deve conoscere tutto il suo essere: deve volere quanto conosce, e amare quello che conosce e vuole, dato che l’oggetto supremo della sua conoscenza è appunto l’Assoluto. La certezza della conoscenza dell’Assoluto è assoluta, giacché coincide con Ciò che è... Noi vogliamo invece correggere e completare l’immagine dell’uomo insistendo sulla sua divinità; non che vogliamo fare di lui un dio, quod absit; intendiamo soltanto dar conto della sua natura vera, che trascende il terrestre e senza la quale non ha ragion d’essere. Questo crediamo di poter chiamare, in un linguaggio simbolico, la ‘trasfigurazione dell’uomo’”.

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