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Bruce Lee biografia

Bruce Lee biografiaArtista marziale, attore, maestro di kung fu e ballerino. Sfogliando la sua biografia Bruce Lee (San Francisco 27 novembre 1940 – Hong Kong 20 luglio 1973) sbalordisce per l’intensità della breve vita. Il suo nome è famoso soprattutto per aver reso popolari le arti marziali in tutto il mondo attraverso i suoi film. Ma chi era Bruce Lee? In occasione degli 80 anni dalla nascita torniamo a raccontare una leggenda che ancora oggi appassiona il pubblico.

Dal maestro Yip Man che a 13 anni gli insegna il kung fu stile wing chun, alla carriera di attore che gli permette di mettere in luce le sue capacità nelle scene di azione il passo è breve. Già nel 1966 nella serie televisivaThe green hornet” (il calabrone verde) Bruce si fa notare nel ruolo di Kato. In seguito arrivano gli strepitosi successi cinematografici di film come “Dalla Cina con Furore “, “L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente” di cui cura anche soggetto e regia, e “L’ultimo combattimento di Chen” in cui recita con Kareem Abdul Jabar, Dan Inosanto e Chuck Norris. Bruce Lee è il primo cinoamericano a raggiungere una posizione di primo piano sulla ribalta mondiale. È anche il primo a portare il kung fu in America e, grazie al carisma e alle sue qualità personali, a far dialogare l’Oriente con l’Occidente.

L’arte marziale è stato il mezzo che ha permesso a Bruce di sfruttare il proprio potenziale e condividerlo con gli altri. Egli possedeva uno straordinario talento di maestro dell’arte. Ripeteva spesso: “Un insegnante non è mai un dispensatore di verità: è una guida, una persona che fa intravedere quella verità che ogni allievo deve scoprire da solo. Un buon maestro non è altro che un catalizzatore.” Nel nuovo stile jeet kune do Bruce Lee mescola tecniche di combattimento differenti e crea un’arte marziale mista. Inserisce tecniche di combattimento anche occidentali, come la boxe. Nel jeet kune do Bruce mette la sua personale concezione del kung fu ed elabora una filosofia personale, il cui tema centrale è la liberazione dello spirito attraverso una più profonda conoscenza di se stessi. Proprio grazie agli insegnamenti ricevuti dal maestro Yip Man, che oltre ad insegnare il wing chun lo avvicina al pensiero filosofico taoista, di Lao Tzu ed altri maestri come Buddha e Confucio, per Bruce Lee sarà sempre importante l’aspetto filosofico dell’arte marziale oltre al combattimento puro. Molti libri hanno raccontato la sua vita così intensa e brillante, la sua carriera di attore ed i suoi film, il rapporto con le arti marziali e l’essenza del jeet kune do. Lo stesso Bruce segue la pubblicazione di alcuni libri che riuniscono i suoi metodi di allenamento e i suoi pensieri sulle arti marziali sfruttando l’opportunità di un riposo forzato causato da lesioni alla schiena.

Il mistero avvolge ancora oggi la morte, avvenuta il 20 luglio 1973 ad Hong Kong. Ufficialmente le cause della morte sono state fatte risalire ad un edema celebrale forse provocato dalla reazione allergica ad un farmaco assunto per lenire un mal di testa. Il magistrato inquirente di Hong Kong ha rilasciato il verdetto di “morte non volontaria”. La verità è che nessuno sa veramente come è morto Bruce Lee. Di sicuro un vaso sanguigno nel cervello gli scoppiò. C’è chi afferma che la triade non gli perdonò mai di aver diffuso in occidente i segreti dell’arte marziale cinese, ma non esistono prove del coinvolgimento della mafia cinese nella prematura scomparsa dell’attore.

Chi era Bruce Lee

Bruce Lee nasce a San Francisco il 27 novembre 1940. Per puro caso vede la luce in California. Il padre Li Hoi Chuen recita nell’Opera Cantonese di Hong Kong ed è in tournee negli Stati Uniti con la famiglia. Così il piccolo nasce nell’ospedale cinese di San Francisco. Tre mesi dopo i genitori tornano ad Hong Kong e sei mesi dopo il piccolo compare in “Golden gate girl” (1941) il suo primo film. Trascorreranno altri sei anni prima che Bruce torni in scena introdotto da alcuni amici paterni nell’industria cinematografica di Hong Kong. Tra 1946 e 1958 appare in 15 film cantonesi melodrammatici in ruoli del figlio di famiglie proletarie, poi reciterà la parte del delinquente giovanile. Questi ruoli all’epoca gli danno anche una certa popolarità locale. Oltre ad introdurlo alla carriera di attore il padre lo inizia anche agli stili interni del kung fu e gli insegna il taijiquan. Sebbene di famiglia benestante il giovane Bruce preferisce frequentare la parte meno tranquilla della città, fatta di gang giovanili che si sfidano continuamente. A proposito della vita dei giovani nella sua città avrà in seguito parole molto franche: “I ragazzi di Hong Kong non hanno molte speranze, i bianchi figli di inglesi hanno i lavori migliori. Il resto di noi deve lavorare per loro. Per questo motivo molti diventano ribelli violenti. Le lotte tra gang rivali sono all’ordine del giorno. E si usano armi di ogni tipo”. A 13 anni in seguito ad uno scontro tra bande, Bruce torna a casa ferito soprattutto nell’orgoglio. Questo episodio lo porterà ad iscriversi nella scuola di kung fu del maestro Yip Man che gli insegna il wing chun. In seguito Bruce Lee si è dedicato allo stile Hongquan, praticato da tutti i divi marziali del cinema locale e fondato da Hong Xiguan dopo la sua permanenza nel tempio di Shaolin. Successivamente si forma con altri maestri in altri stili. L’eterogeneità per le discipline di lotta non conosce limiti e Bruce si approccia anche alla boxe occidentale. Yip Man resterà in ogni caso sempre un faro per Bruce Lee che nel kung fu troverà la concretezza dell’arte marziale in combattimento ma imparerà anche a forgiare se stesso attraverso gli insegnamenti filosofici trasmessi dal maestro.

La carriera di attore e i film negli Stati Uniti

Fino al 1958 Bruce Lee vive ad Hong Kong dove continua a portare avanti le sue grandi passioni: le arti marziali, la carriera di attore e di ballerino. Prima di lasciare la città vince anche il campionato di cha cha cha. A 18 anni si trasferisce negli Stati Uniti per studiare filosofia e si mantiene dando lezioni di kung fu e di ballo. In quegli anni le arti marziali sono ancora poco conosciute in Occidente. Le arti più diffuse in quel periodo sono judo e karate. Grazie a Bruce Lee, che apre una palestra, inizia a farsi conoscere anche il kung fu. Ben presto la nuova arte e il nuovo insegnante attirano l’attenzione: Bruce Lee a Los Angeles insegna il kung fu ad attori celebri come James Coburn e Steve McQueen. Attraverso un’amicizia comune Bruce ha l’occasione di farsi vedere nel campionato internazionale di Karate a Long Beach nel 1964. Tra gli spettatori figurano anche alcuni produttori cinematografici e registi in cerca di interpreti per scene di azione. L’esibizione di Bruce Lee lascia il pubblico senza fiato: esegue un esercizio tipico del wushu facendosi porre una pietra sullo stomaco in seguito frantumata da un suo allievo con una grossa mazza. Poi Bruce esegue un kata. L’esibizione gli vale il ruolo di Kato nella serie televisiva Il Calabrone Verde (“The Green Hornet” 1966). La serie non va molto bene ma Bruce riscuote un grande successo personale ed inizia a recitare in produzioni cinematografiche importanti con registi affermati ed attori celebri. La stella di Bruce Lee inizia a brillare nello star system americano.

Nella sua carriera di attore Bruce Lee è riuscito ad unire il mondo cinematografico di Hong Kong alle patinate produzioni americane. Bruce è attratto da storie interessanti, ruoli di qualità. Inizialmente, come nella pellicola Fists of Fury (Dalla Cina con Furore 1972) è un attore artista marziale che si fa notare nelle scene di azione. In seguito sente l’esigenza di curare anche regia, soggetto e sceneggiatura. Del film L’Urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente affermerà: “prima non potevo esprimermi pienamente e liberamente, per questo ho deciso di esercitare il controllo totale su quel che faccio, ora che i miei due film per Raymond Chow hanno battuto i record d’incassi (…) Nel girare ho curato ogni aspetto, sceneggiatura, regia, costumi, produzione, scenografia. Sapevo che il pubblico avrebbe reagito bene e ne sono lusingato. È il film che amo di più perché è quello in cui ho potuto esprimermi pienamente.” Del film L’ultimo combattimento di Chen (1978) dirà: “voglio che in questo film lavorino alcuni dei più famosi atleti del mondo”- nel cast ci saranno infatti Kareem Abdul Jabbar, Chuck Norris, Dan Inosanto - “non so ancora come si intitolerà ma ho già chiaro il messaggio: sapersi adattare alle circostanze, avere una risposta per ogni situazione. Non fossilizzarsi ma essere versatili come l’acqua. È il principio filosofico del wing chun e anche del jeet kune do.” I film da lui interpretati sono diventati dei classici nel loro genere destinati a rimanere per sempre nella mente del pubblico come le migliori dimostrazioni del kung fu. Questi film hanno segnato il punto più alto dell’onda ascendente dei film di arti marziali ed ha aperto la strada ad altri attori ed esperti di arti marziali come Chuck Norris e Jackie Chan.

Le arti marziali e il suo pensiero

La bravura di Bruce Lee nelle arti marziali ha lasciato la sua impronta su queste antiche tradizioni lanciandolo in quel mondo che era prima esclusivo dominio di pochi privilegiati. Maggiore conoscenza e fluidità nei movimenti erano dovuti al suo addestramento nel kung fu wing chun. Possedeva prodigiosa capacità di studiare ed esaminare gli altri artisti marziali ed imparare vari stili. In questo modo nel 1968 dopo anni di studi fonda il jeet kune do, forma mista di combattimento da strada in cui inserisce le tecniche più efficaci da vari stili. Per la mobilità delle gambe ha usato anche movimenti della boxe occidentale e passi di danza. Con il suo fisico asciutto – appena 58 chili – aveva imparato a sviluppare una grande forza interiore. L’elasticità, agilità e la concentrazione prendono il posto della forza bruta. Per tutta la sua breve vita attraverso le arti marziali aveva sentito l’esigenza di trovare una verità personale al più alto livello: in altre parole aveva cercato il vero contenuto dell’arte marziale. “Una verità che libera – dice il sensei Bruce Lee – è una realtà solo nella misura in cui viene esperita e vissuta dal singolo individuo; è una verità che trascende stili e discipline” . Aveva studiato nunchaku per 10 anni e le usa per la prima volta in assoluto sul grande schermo nel film Fists of Fury (Dalla Cina con Furore). Bruce Lee apprezzava ogni arte marziale ma riteneva che nessuna da sola fosse sufficiente a sviluppare pienamente le proprie potenzialità o affrontare situazioni diverse. Riteneva il kung fu la più nobile e antica arte marziale, capostipite di tutte le altre: “Da un punto di vista pratico lo scopo del kung fu è di spedire l’avversario all’ospedale più vicino nel più breve tempo possibile, ricorrendo all’arma più potente: il nostro corpo. E tutto con un minimo di movimento e di spreco di energia, senza tirarla per le lunghe: questa è l’autodifesa nella società moderna. Naturalmente si può usare una pistola ma qualsiasi cretino è capace di premere un grilletto”. La sua visione dell’arte marziale efficace era molto pratica e viene sintetizzata in questo suo pensiero: “il novanta per cento dei metodi orientali di autodifesa è inefficace. Spendono troppo tempo in rituali inutili e distruggono la spontaneità dell’individuo. Non esiste un’arte marziale che sia la risposta definitiva, la verità. Se si applicassero i metodi classici in un combattimento nella vita reale si prenderebbero un mucchio di botte: l’ideale è sapersi esprimere con un minimo di spreco e molta concretezza. Quello che io chiamo l’esprimere un massimo con un minimo. Quando hai l’avversario davanti a te, quel che conta è buttarlo giù senza cerimonie, andando al sodo. Questo non significa ignorare totalmente gli stili tradizionali di karate kung-fu o altri stili. Si cadrebbe nel vizio opposto. Ma essi debbono essere solo un tramite, non bisogna lasciarsene imprigionare”.

Dal momento che egli stesso non avrebbe mai accettato integralmente uno stile di arte marziale o di filosofia, Bruce incoraggiava i suoi allievi a non accogliere passivamente i suoi insegnamenti. Il messaggio più importante che tramandava in qualità di insegnante di arti marziali era di mantenere elastici e ricettivi la mente, l’attitudine e i sensi e sviluppare la capacità di pensare in modo critico. Questo processo di ricerca, discussione e pratica avrebbe portato alla conoscenza delle proprie forze e debolezze fisiche, ma anche alla scoperta delle verità fondamentali che consentono di maturare fino a raggiungere lo stato di armonia e unità dello spirito, della mente e del corpo. Egli stesso affermava: “L’autorealizzazione è la cosa più importante, e il mio messaggio personale alla gente è questo: spero che essi riescano a realizzare se stessi, non un’immagine di sé. Spero che cerchino dentro se stessi il modo più onesto per esprimersi.”

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